Sostituti artificiali dello zucchero

Sostituti artificiali dello zucchero

Dolcificanti o edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati nell’alimentazione moderna, non solo da coloro che soffrono di disturbi del metabolismo (diabete, obesità, dislipidemia, ecc.) ma anche da coloro i quali vogliono ridurre l’apporto calorico di bevande e cibi altrimenti ricchi di zucchero. La comunità scientifica si interroga sui potenziali effetti negativi sulla salute che queste sostanze chimiche possano avere. I risultati degli studi non permettono risposte certe ma sono molti gli studiosi che chiedono con urgenza una rivalutazione e una nuova regolamentazione delle attuali posizioni delle agenzie internazionali di controllo.

Gli edulcoranti (dolcificanti), in base al loro potere calorico, possono essere divisi in energetici e intensivi, alcuni di quelli più utilizzati sono i seguenti:

DOLCIFICANTI
EnergeticiIntensivi
ZuccheriPolioliAspartame
SaccarosioSorbitoloAcesulfame K
FruttosioMannitoloCiclamato
Altri zuccheriXilitoloSaccarina

Le agenzie di controllo come la Food and Drug Administration (FDA) e l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono attualmente dell’opinione che i dolcificanti siano sicuri per la salute umana, ad eccezione del ciclamato da parte della FDA ma negli ultimi 20-30 anni si sono fatti numerosi studi di tossicità e cancerogenicità della saccarina, dell’acesulfame K, dell’aspartame e degli altri dolcificanti artificiali con risultati contraddittori.

Dolcificanti artificiali: cosa dicono gli studi più recenti

In merito al rischio di tumore, alcuni studi sperimentali avevano suggerito la pericolosità degli edulcoranti artificiali ma fino ad oggi non c’era alcun riscontro epidemiologico. Un nuovo studio di coorte, pubblicato nel 2022, ha indagato la relazione tra il consumo di dolcificanti industriali e il rischio di cancro. Indagando su una popolazione di oltre cento mila persone si è visto un aumento del rischio di tumori (in particolare al seno e tumori legati all’obesità) sia per il consumo totale di edulcoranti, sia per alcuni di questi, nello specifico aspartame e acesulfame-K. Gli autori dello studio concludono che i dati da loro riportati siano importanti e possano dare nuovi spunti per aiutare l’EFSA europea e le altre Agenzie sanitarie a livello globale a valutare rischi e benefici degli edulcoranti artificiali.

In merito al rischio metabolico, invece, da una recente metanalisi, gli studi randomizzati non evidenziano una correlazione tra perdita di peso e consumo di dolcificanti artificiali; mentre gli studi di coorte mostrano un aumento del rischio di obesità, di ipertensione, di diabete 2 e di sindrome metabolica in relazione al consumo eccessivo di edulcoranti.

Recenti studi mostrano come gli edulcoranti artificiali possano alterare la glicemia, la tolleranza al glucosio e la popolazione dei batteri intestinali (microbiota) con una maggiore crescita di quelle specie che causano obesità e sindrome metabolica e una riduzione dei batteri “amici”. Si osserva una riduzione dei Lattobacilli e un aumento delle specie Enterobacteroides e Clostridium.

I meccanismi molecolari secondo cui l’alterazione del microbiota influisce sul rischio di  patologie croniche non sono ancora noti e chiari del tutto ma gli effetti negativi sembrano passare anche da un aumento dell’infiammazione e dall’aumento dell’insulino-resistenza. In pratica esiste una correlazione tra variazioni del microbiota, infiammazione e insulino-resistenza. Uno di questi meccanismi negativi sembra essere mediato da una tossina batterica, un lipopolisaccaride (LPS), che provoca infiammazione cronica, e alterata tolleranza al glucosio predisponendo al rischio di obesità e altre patologie metaboliche.
Altri studi sul consumo di dolcificanti artificiali mostrano anche importanti modifiche dell’appetito e dell’introduzione di cibo come se esistesse un fenomeno di iperalimentazione compensatoria innescato dalla percezione sensoriale del sapore dolce senza un reale apporto di calorie.

Inoltre ci sono evidenze su come queste sostanze – se consumate in dosi abituali eccessive, superiori alle dosi raccomandate – possano indurre danni al DNA e possano essere cancerogene.

Sebbene molti di questi studi non siano definitivi e non tutti siano stati effettuati sull’uomo e quelli epidemiologici presenti sono studi di coorte (cioè studi non sperimentali ma solo osservazionali), la cosa importante che può fare il consumatore è innanzitutto non esagerare con il consumo di tali sostanze; leggere sempre le etichette alimentari per scoprire quando si introducono introduce dolcificanti senza averne la consapevolezza; inoltre, tenere a mente l’effetto sommatoria che si rischia di avere usando diversi alimenti e – infine – essere attenti a non farne un uso cronico. Se si mantiene uno stile di vita sano, anche per il benessere del microbiota intestinale, è molto probabile che i potenziali effetti negativi dei dolcificanti artificiali vengano compensati dai molteplici effetti pro-salute dello stile di vita corretto.

Dolcificanti artificiali e malattie cardiovascolari: evidenziata una correlazione con la dose

In un altro studio condotto alla Sorbona di Parigi, pubblicato nel marzo 2022, i ricercatori hanno studiato una casistica di 103.388 adulti francesi, dei quali il 37,1% aveva dichiarato di consumare edulcoranti artificiali. I dolcificanti valutati erano soprattutto aspartame (58% dei casi), acesulfame potassico (29%) e sucralosio (10%), e altri dolcificanti tra cui ciclammati e saccarina nel rimanente 3%.
Lo studio ha previsto un periodo di follow-up medio di ben nove anni, alla fine dei quali, l’assunzione di dolcificanti artificiali è risultata correlata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, tra cui infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio. “Abbiamo osservato un’associazione dose-effetto – ha dichiarato Mathilde Touvier, autrice senior del lavoro, considerato che il rischio di eventi cardiovascolari cresceva con un consumo maggiore di dolcificanti».
L’assunzione media di dolcificanti artificiali era di 42,46 mg/die, che corrisponde a circa un singolo pacchetto di dolcificante da tavola o 100 ml di bevanda gassata dietetica. Ulteriori analisi più approfondite sono necessarie.

Un recente studio pubblicato il 6 giugno 2024 sull’European Heart Journal è giunto a conclusioni preoccupanti riguardo allo xilitolo, un comune dolcificante a basso contenuto calorico. La ricerca ha rivelato una significativa correlazione tra i livelli plasmatici di xilitolo e l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) nell’arco di tre anni. Lo xilitolo, spesso utilizzato come sostituto dello zucchero in molti prodotti alimentari e per l’igiene orale, è comunemente raccomandato per i pazienti con malattie cardio-metaboliche. Tuttavia, questo studio suggerisce che il consumo abituale di xilitolo potrebbe avere effetti negativi sul sistema cardiovascolare, contrariamente a quanto si riteneva in precedenza.

Gli autori riconoscono alcune limitazioni del proprio studio, tra cui l’assenza di dati dietetici dettagliati e la mancanza di misurazioni ripetute dei livelli di xilitolo. Inoltre, la validità dei risultati è confinata a soggetti con elevati fattori di rischio cardiovascolare, sollevando dubbi sulla possibilità di estendere le conclusioni a una popolazione più ampia.

La dose giornaliera ammissibile (DGA)

Ogni dolcificante ha una dose giornaliera ammissibile (DGA) che è una garanzia di sicurezza perché rappresenta la quantità di edulcorante ipocalorico che una persona può consumare ogni giorno per tutta la vita senza rischi per la salute. Ma i recenti studi sulla salubrità di queste sostanze pongono comunque notevoli spunti di riflessione riguardo all’uso sempre più frequente di queste sostanze. Non è possibile controllare se un individuo fa un consumo che resta entro la DGA e l’unica cosa veramente giusta è informare il consumatore e renderlo consapevole di ciò che assume.

Saccarina (E954)

La saccarina ha un potere dolcificante da 300 a 500 volte superiore rispetto a quello del saccarosio. L’organismo umano non metabolizza la saccarina producendo energia, è quindi acalorica. Gli studi dimostrano che non provoca carie ed è stabile ad alta temperatura.
In Italia la DGA è di 2,5 mg/Kg di peso corporeo (pari a circa 180 mg/die in un adulto di peso medio). Altri enti (ad es. il Comitato congiunto FAO/WHO sugli additivi alimentari) hanno optato per DGA più elevate (5 mg/Kg).

Aspartame (E951)

L’aspartame è il dolcificante di sintesi più utilizzato al mondo; viene utilizzato sin dal 1980 in tantissimi cibi e bevande, in particolare quelli etichettati come “zero” o “light“, tra cui bevande dietetiche, chewing gum, gelatine, ice cream, latticini come lo yogurt, cereali per la prima colazione. L’aspartame si trova anche nei dentifrici, nelle gocce per la tosse nelle vitamine masticabili.

L’aspartame ha un potere dolcificante da 120 a 200 volte superiore rispetto al saccarosio. Nell’organismo l’aspartame viene scisso nei due aminoacidi costitutivi, i quali vengono metabolizzati dall’organismo, fornendo circa 4 Kcal per grammo. A causa del suo elevato potere dolcificante, tuttavia, l’aspartame è utilizzato a dosi molto basse, il cui contributo calorico è di fatto irrilevante.
Gli studi dimostrano che non provoca carie e che è chimicamente stabile fino a 200°, caratteristica che lo rende inadatto alla preparazione di prodotti alimentari da sottoporre a temperature elevate (ad esempio cottura in forno). In soluzione, specie se esposto a riscaldamento, si degrada perdendo la capacità dolcificante.
In Italia e in Europa la DGA è di 40 mg/Kg di peso corporeo mentre negli USA è stata recentemente innalzata a 50 mg/Kg di peso corporeo.

È controindicato nei soggetti con Fenilchetonuria.
Dal 1985 negli USA l’aspartame è classificato come “sicuro e non associato ad effetti negativi di rilievo sulla salute nel soggetto sano” e anche l’EFSA si è pronunciata in merito alla sua non cancerogenicità ma sulla sicurezza di questo edulcorante la comunità scientifica si divide maggiormente in quanto i risultati degli studi sono discordanti e poco chiari. E’ necessario approfondire gli studi su un metabolita dell’aspartame, il metanolo, per chiarire gli effetti sulla salute di questo dolcificante. Studi sono in corso ma il nuovo studio di coorte pubblicato su Plos Medicine nel 2022 (vedi References in fondo all’articolo) getta sicuramente una nuova ombra sulla salubrità dell’aspartame soprattutto se usato d’abitudine.

La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO)

Il 14 luglio 2023 è stata pubblicata una raccomandazione dell’OMS nella quale si consiglia di moderare il consumo di aspartame, in quanto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito l’aspartame nel “Gruppo 2B” che comprende i “possibili carcinogeni umani”. La notizia è stata ripresa dalla stampa in modo troppo allarmistico e sensazionalistico. È necessario fare chiarezza.

Il “Gruppo 2B” della classificazione IARC è un gruppo relativamente ampio di 322 sostanze sulle quali i risultati delle ricerche scientifiche sono limitati negli esseri umani e del tutto insufficienti negli animali.

Le sostanze considerate certamente cancerogene vengono classificate da IARC nel “Gruppo 1”, dove sono stati raccolti dati più che sufficienti per dimostrare che una determinata sostanza ha un alto rischio di favorire l’insorgenza di un tumore (in questo gruppo troviamo l’alcol, gli insaccati, il fumo e l’amianto per esempio).

L’OMS – nella sua stessa relazione – ha precisato che assumendone dosi moderate, l’aspartame non è affatto pericoloso, riconfermando come dose massima accettabile il consumo giornaliero di 40 mg/kg di peso corporeo. Facciamo un esempio. Una persona che pesa 75Kg dovrebbe consumare circa 15 lattine al giorno di una bevanda “zero” per superare la dose massima. Non si tratta quindi di un’informazione allarmistica ma è giusto conoscerla nei termini corretti così da mantenersi nel range di normalità di consumo senza rischi. Per un normale consumatore è molto difficile superare la dose massima giornaliera.

Gli studi, nel frattempo, continuano. Al momento non è nemmeno disponibile il lavoro finale della IARC sull’aspartame, che sarà pubblicato nei prossimi mesi. Come riportato dal Post in un interessante articolo (vedi riferimento in fondo): “L’OMS ritiene che i nuovi sviluppi possano essere un’importante opportunità per effettuare nuovi studi e ricerche sull’aspartame e sui sostituti dello zucchero in generale, con nuove e più approfondite valutazioni sui loro eventuali rischi. La scelta di presentare i risultati parziali in questo modo ha però suscitato qualche perplessità tra gli addetti ai lavori, specialmente per la difficoltà nel comunicare il giusto messaggio sulle effettive conoscenze legate all’aspartame e al suo consumo entro i limiti consigliati, che di fatto già avviene per la maggior parte delle persone”.

→ SCARICA LE INFOGRAFICHE (IN INGLESE) DEL IARC
“IARC Monographs Vol. 134 evaluation”

IARC Monographs hazard classification

Acesulfame K (E950)

L’acesulfame K è un dolcificante sintetico circa 200 volte più potente del saccarosio. Non è metabolizzato dall’organismo ed è pertanto acalorico. È stabile ad alta temperatura ed è quindi adatto alla dolcificazione di prodotti da sottoporre alla cottura in forno.
In Italia la DGA è di 9 mg/Kg di peso corporeo; negli USA è fissata a valori più elevati, 15 mg/Kg di peso corporeo. Come per l’aspartame, è oggi dibattuto il suo ruolo sulla salute umana e sul rischio di cancro.

Ciclamato (E952)

Il ciclamato di sodio è prodotto dall’acido ciclammico. Ha un potere dolcificante 30 volte superiore allo zucchero e un sapore amaro, per questo motivo non è quasi mai usato da solo ma in associazione con altri dolcificanti. Non è calorico e neanche cariogeno. Il ciclamato risulta abbastanza stabile a varie temperature.
La DGA secondo l’EFSA è da 0 a 7 mg/kg di peso corporeo.
Dall’acido ciclammico vengono prodotti anche altri dolcificanti simili a questo generalmente chiamati ciclamati.

Sucralosio (E955)

Il sucralosio deriva dal saccarosio mediante una clorazione controllata. Presenta un potere dolcificante da 500 a 600 volte superiore al saccarosio senza apporto calorico. Sembra che venga espulso dal corpo con le urine in una forma del tutto non modificata. Il sucralosio è particolarmente stabile alle alte temperature perciò è usato soprattutto per la preparazione di prodotti da forno.
La DGA del sucralosio è di 15 mg/kg di peso corporeo.

Polioli o polialcoli

I polioli sono sostanze ricavate dall’idrogenazione di carboidrati semplici o complessi.
Appartengono a questa categoria il sorbitolo (E420), il maltitolo (E965), l’isomalto (E953), lo xilitolo (E967), ilmannitolo (E421).
Sono caratterizzati da un potere calorico e dolcificante inferiore o analogo a quello del saccarosio e pertanto vanno impiegati in dosi consistenti per produrre un significativo effetto dolcificante. Non provocano in genere carie ed hanno un possibile impiego specifico nei prodotti per diabetici ma in alte dosi possono avere effetti lassativi, soprattutto il mannitolo.

DOLCIFICANTI

Intensivi

SostanzaPDDGACotturaNote
Aspartame20040 mg/KgSolo formulazioni granulariL’uso di Aspartame è controindicato nei pazienti con Fenilchetonuria. 1 cpr contiene 18 mg di Aspartame (per una persona di 70 Kg la DGA è raggiunta con il consumo di 150 cpr). Una bibita dietetica contiene mediamente 230 mg di Aspartame (per una persona di 70 Kg la DGA è raggiunta con il consumo di 12 lattine).
Acesulfame130-2009 mg/KgSiPer la sua stabilità al calore ed alla conservazione è uno dei dolcificanti più utilizzati nella preparazione degli alimenti destinati alla cottura e nelle bevande.
Ciclamato25-5011 mg/kgSiÈ presente in compresse ed in soluzione acquosa. È sconsigliato nei regimi iposodici.
Saccarina300-5002,5 mg/KgSiDispone di un retrogusto amaro che può rappresentare un fattore limitante il consumo. In commercio si trova spesso associato ad altri dolcificanti come il Fruttosio.

Energetici

SostanzaPDDGACotturaNote
Fruttosio2Non StabilitaSiHa un potere calorico di 3,75 Kcal/g. – Un elevato consumo (> 30 g/die) può determinare ipertrigliceridemia. – In commercio si trova spesso associato ad altri dolcificanti come la saccarina.
Polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo, ecc.)0.5-0.9Non StabilitaSiHanno potere calorico simile al saccarosio (3,75 Kcal/g), ma ne viene assorbito solo il 20 % della quantità ingerita, quindi il potere calorico è inferiore da quello teorico. Vengono utilizzati per le loro proprietà acariogene. Hanno effetto lassativo.

Legenda:
PD = Potere Dolcificante rispetto al Saccarosio, che ha PD = 1
DGA = Dose Giornaliera Ammissibile.
Fonte: 
www.progettoasco.it

References

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