Stress e trauma: l'emergenza Coronavirus

Stress e trauma: l’emergenza Coronavirus

A cura del Prof. Ferdinando Pellegrino**, psicoterapeuta di Salerno che da anni si occupa di stress e di burnout professionale e non. Il prof. Pellegrino è anche uno dei consulenti del pool di psicoterapeuti del servizio di consulenza.diabete.com

 

C’è tanta paura in chi opera in prima linea, medici, infermieri, operatori socio-sanitati, forze dell’ordine, volontari della protezione civile e tanti altri operatori, intenti tuttavia a svolgere con grande energia il proprio lavoro, pur costretti spesso a lavorare in condizioni di contrazione di risorse umane e di precarietà organizzativa e senza la dovuta protezione.

 

Uno scenario comunque di grande tensione, in cui l’operatore tira fuori il meglio di sé, riuscendo a sostenere ritmi inimmaginabili in condizioni di normalità.
Ci si trova di fronte ad una reale condizione di stress che, definito come una reazione a sollecitazioni ambientali, consente di affrontare con efficacia la situazione; ma ogni individuo ha un limite e quando lo stress è persistente e prolungato diventa fonte di malattia.

 

La reazione alle circostanze della vita è strettamente individuale

Ognuno ha un proprio modo di agire e reagire nei confronti degli eventi stressanti; in particolare, nel dover far fronte a un’emergenza l’individuo mette da parte ogni altra necessità e concentra le proprie risorse sul problema da affrontare.

Dal punto di vista biologico e psicologico si innescano peculiari meccanismi di risposta allo stress: la sensazione di fame diminuisce, lo stato di tensione e allarme aumenta, si diventa iperattivi e iperconcentrati, il desiderio sessuale diminuisce così come ogni altro aspetto ludico. Per sostenere questi ritmi possono però attivarsi meccanismi compensatori negativi, come l’eccedere nel fumare sigarette o nel bere alcolici, ovvero compensare la tensione con farmaci ansiolitici o ricorrendo a sostanze d’abuso. In altri casi, si può invece assistere a una reazione di chiusura, di immobilismo, di regressione, di abbandono del campo di azione in passiva attesa che tutto possa finire al più presto.

La reazione da stress è tuttavia vitale per l’organismo, è la fonte con cui l’individuo affronta la problematica in atto, con cui cerca di svincolarsi sapendo di trovarsi in una situazione di grande incertezza.
Che sia l’una o l’altra reazione a prevalere, le conseguenze dello stress così vissuto possono essere anche serie, dando luogo prevalentemente a patologie che il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’APA (DSM-5) descrive nel capitolo “Disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti”, quali il disturbo da stress post-traumatico, il disturbo dell’adattamento e il disturbo acuto da stress, quale reazione immediata rispetto all’esposizione ad una minaccia per la vita.

Occorre tuttavia precisare che nella fase acuta, nell’immediatezza di un trauma, occorre avere prudenza, occorre comprendere le modalità con cui l’individuo sta reagendo; è importante avere un atteggiamento più prudenziale; ovvero dare la possibilità all’organismo di metabolizzare l’evento stressante, di acquisire consapevolezza dei propri disturbi, di attingere a ogni risorsa psicologica in modo che possa superare il trauma senza averne conseguenze durature. Ciò vuol dire che in questa fase è meglio non prescrivere farmaci, quanto utilizzare metodologie psicologiche che possano aiutare l’individuo a gestire in modo ottimale questo periodo.

 

E’ fondamentale allora nell’emergenza attivare azioni di monitoraggio e di attenzione alle problematiche psicologiche degli operatori: questi non possono essere lasciati soli, hanno bisogno sin da subito di sostegno psicologico, sia nell’immediatezza degli eventi stressanti sia nel post-trauma.
Superata infatti la fase di emergenza, il lavoro psicologico non finisce perché dopo aver dato il meglio di sé, l’individuo, non avrà più risorse disponibili, ed è in questa fase che possono svilupparsi con maggiore frequenza quadri psicopatologici da stress con notevoli ripercussioni sul ben-essere dell’operatore.

Nell’emergenza, per dare il meglio di sé l’operatore sanitario ha dovuto mettere in campo risorse aggiuntive per potersi adattare a condizioni che richiedono sforzi intensi, non comuni. Superata l’emergenza inizia a chiedersi cosa sia successo, rivive i momenti di maggiore angoscia, rivede i volti delle persone sofferenti, subentrano sentimenti di colpa per non essere stato in grado di aiutare tutti, iniziano a manifestarsi sintomi ansiosi e depressivi che possono progressivamente strutturarsi in veri disturbi.
Ecco perché qualsiasi operatore di questa emergenza Sanitaria deve e dovrà essere supportato da personale specializzato, fin da subito, nel post-trauma e per tutto il tempo necessario per la sua ripresa funzionale.

 

 

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Per approfondire

– Pellegrino F, Personalità ed autoefficacia, Springer, Milano, 2010

 

** Il prof. Ferdinando Pellegrino, salernitano di nascita, è psicoterapeuta, psichiatra, dirigente medico del Dipartimento Salute Mentale ASL Salerno;  insegna presso alcune Scuole di Psicoterapia e Università, tra cui l’Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica di Napoli (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico-Relazionale), l’Istituto G. Benedetti di Perugia (Scuola di Specializzazione in psicoterapia psicoanalitica-esistenziale), l’ASPIC, Roma (Scuola di Specializzazione in psicoterapia); già docente al Master di Psichiatria Occupazionale, Università Cattolica Sacro Cuore, Policlinico Gemelli, Roma e al Master di Psicologia Clinica Sanitaria dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano  (modulo di Risk Management e gestione delle risorse umane nell’Azienda Sanitaria).
Membro del Comitato Scientifico delle attività formative di Educazione Continua in Medicina di Springer Healthcare (Milano), di Momento Medico (Salerno) e Mediserve (Napoli).
Giornalista scientifico, vincitore dell’edizione 2000 del premio Nuova Luna per la stampa medica.
Svolge l’attività professionale prevalentemente presso lo Studio Pellegrino, in Castel San Giorgio (SA).
Responsabile scientifico e docente ad oltre 400 eventi formativi e corsi di aggiornamento rivolti a diverse categorie professionali (Medici, infermieri, Psicologi, insegnanti,  Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza, Dirigenti di Aziende Pubbliche e Private).
E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e di oltre 30 libri.
Si occupa principalmente di stress, ansia, attacchi di panico, depressione, di disturbi ossessivi, dell’alimentazione e della sessualità, di medicina psicosomatica; segue con particolare attenzione le problematiche dello stress lavoro-correlate, offrendo consulenza – ed eventuale assistenza medico-legale –  ad Aziende e a singoli operatori.
Negli ultimi anni sta realizzando percorsi formativi, fondati sul modello del fitness cognitivo-emotivo, incisivi per la prevenzione del disagio psichico e per l’accrescimento della propria autostima ed autoefficacia.

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