Terapia anti-diabete: controllare la glicemia ma anche proteggere dalle complicanze croniche

Terapia anti-diabete: controllare la glicemia ma anche proteggere dalle complicanze croniche

Sintesi dell’intervento del prof. Agostino Consoli, presidente eletto SID, al 55° Congresso Annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (#EASD2019), Barcellona, 16-20 settembre 2019 a cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

La terapia del diabete tipo 2 diventa più ambiziosa perché la malattia non è solo una questione per ‘glicemologi’. L’obiettivo del suo trattamento non può esaurirsi infatti nel solo controllo della glicemia, ma deve essere più lungimirante: deve spostare il suo orizzonte ovvero essere in grado di proteggere le persone affette da diabete tipo 2 da tutte le potenziali complicanze croniche. 

Grazie ai farmaci innovativi oggi a disposizione anche dei pazienti italiani non si punta più al solo controllo dei valori glicemici, ma alla prevenzione e protezione dall’insufficienza cardiaca e renale e dalla mortalità. “Oggi siamo prossimi a centrare i target 3.0 (#nonsologlicemia) – afferma il prof. Consoli – grazie ai farmaci più recenti in grado di soddisfare questi obiettivi come dimostrato da una notevole mole di letteratura scientifica. In Italia, tuttavia, tali farmaci sono utilizzati ancora troppo poco: si stima che ad oggi solo l’8 per cento (8%) delle persone con diabete tipo 2 ne possa beneficiare”.

 

Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia cronica progressiva con alta prevalenza tra la popolazione adulta (oltre il 6 per cento). La malattia, che ha un esordio molto spesso del tutto asintomatico, è caratterizzata da un elevato rischio di sviluppare complicanze vascolari che hanno un notevole impatto sulla qualità di vita del paziente, oltre a ridurne l’aspettativa di vita. “Garantire un ottimale controllo metabolico – sottolinea il prof. Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID) – rappresenta sicuramente un fattore chiave per ridurre il rischio di sviluppare complicanze, anche se fino a poco tempo fa, non vi era una solida evidenza scientifica che controllare la glicemia attraverso le strategie terapeutiche tradizionali apportasse un sicuro beneficio nei confronti delle complicanze macrovascolari (infarto del miocardio, ictus, arteriopatia periferica) o della funzionalità cardiaca. Al contrario è da tempo ampiamente documentato come un buon compenso della glicemia riduca in maniera importante il rischio di sviluppo o di progressione delle complicanze micro-vascolari (retinopatia, nefropatia e neuropatia)”.

Questo era anche dovuto al fatto che le strategie terapeutiche tradizionali maggiormente efficaci nel ridurre la glicemia (sulfonilureeinsulina) sono gravate da effetti collaterali importanti, quali ipoglicemia e aumento di peso, che non solo impediscono il raggiungimento di obiettivi ambiziosi di controllo glicemico ma possono di per sé rappresentare rischi aggiuntivi per lo sviluppo di eventi vascolari. Negli ultimi 10 anni, le opzioni terapeutiche per la cura del diabete mellito di tipo 2 si è arricchito di almeno 3 nuove classi di farmaci, a ciascuna delle quali sono riconducibili diverse molecole. Inoltre, negli ultimi 3–5 anni, i dati di numerosi studi clinici controllati hanno dimostrato che il trattamento con alcune di queste molecole è in grado, specialmente in soggetti già affetti da malattia cardiovascolare, di ridurre il rischio di sviluppare ulteriori eventi cardiovascolari. Hanno mostrato queste potenzialità molecole appartenenti alla classe degli agonisti recettoriali del GLP-1 e alla classe degli inibitori del trasportatore renale del sodio e del glucosio (SGLT2 inibitori).

 

Nuove conferme all’EASD2019 di Barcellona

“Nell’ambito del congresso dell’EASD di quest’anno – continua il prof. Consoli – sono stati presentati ulteriori dati circa le proprietà di alcune molecole di queste classi farmacologiche ed evidenze che dimostrano come gli effetti di protezione cardiovascolare di un farmaco agonista recettoriale del GLP-1 a lunga durata di azione possano essere osservati non solo in soggetti con diabete già affetti da malattia cardiovascolare, ma anche in soggetti con diabete che non hanno ancora avuto eventi cardiovascolari maggiori, ma che sono ad alto rischio di svilupparli”.

“Durante il congresso #EASD2019 sono stati  approfonditi dati a sostegno di un effetto protettivo sulla funzione renale di molecole della classe degli inibitori del trasporto renale del sodio e del glucosio e presentati i risultati della esplorazione di grandi data base che dimostrano l’effetto positivo della terapia con inibitori del trasportatore renale del sodio e del glucosio su marcatori di rischio cardiovascolare”.

 

“Infine, sono stati presentati dati recentissimi di grande impatto sulla comunità clinica generale relativi alla dimostrazione che inibitori del trasportatore renale del sodio e del glucosio possono migliorare il rischio e le condizioni di vita di soggetti con insufficienza cardiaca, a prescindere dalla presenza o meno di diabete. Sono stati anche aggiornati i dati di efficacia, sicurezza e protezione cardiovascolare di un agonista recettoriale del GLP-1 somministrabile per via orale che potrebbe facilitare molto la accettazione da parte dei pazienti di farmaci di questa classe, fino ad ora solo disponibili in versione iniettiva (anche se, per alcune molecole, in una unica somministrazione iniettiva a settimana)”.

 

“Questo congresso porta quindi nuove acquisizioni e conoscenze sul trattamento del diabete mellito di tipo 2 con farmaci innovativi, che sempre più si dimostrano preziosi e in alcuni casi insostituibili per il trattamento corretto del diabete mellito di tipo 2. Trattamento che non ha più come obiettivo solo un ‘target glicemico’, ma ha come obiettivo allargato, un misurabile ‘beneficio clinico’. Purtroppo – conclude il prof. Consoli – in Italia l’utilizzo di questi farmaci innovativi è ancora largamente al di sotto di un livello ottimale; sono infatti attualmente utilizzati solo nell’8 per cento (8%) delle persone con diabete, secondo i dati dell’ultimo Rapporto ARNO (il prossimo rapporto ARNO, con gli ultimi dati sull’utilizzo dei farmaci anti-diabete in Italia sarà presentato a Bologna, il 20 novembre 2019), e troppe persone con diabete sono ancora trattate con terapie che stanno rapidamente diventando obsolete (vedi sulfaniluree, come da ultime linee guida). Questo è sicuramente dovuto anche a ineludibili considerazioni di carattere economico. Ogni sforzo dovrebbe tuttavia essere fatto per coniugare appropriatezza e sostenibilità e garantire i benefici connessi a un approccio moderno al diabete al numero più ampio possibile delle persone che di esso possano avvantaggiarsi”.

 

 

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*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

 

 

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