Tumore della prostata e Diabete

Tumore della prostata e Diabete
Prostata

Localizzazione della prostata

In condizioni normali, la prostata ha le dimensioni più o meno di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Le patologie che colpiscono la prostata sono molto comuni, soprattutto dopo i 50 anni, e per la maggior parte benigne come l’ipertrofia prostatica benigna. Spesso però si presentano con sintomi che potrebbero essere confusi con quelli del tumore alla prostata e proprio per questo è importante effettuare una diagnosi differenziale. Il tumore alla prostata è il secondo tumore più comune nell’uomo a livello mondiale. Il suo processo di sviluppo è complesso e multifattoriale. Tra i fattori di rischio vi sono obesità e sindrome metabolica. A differenza di altre neoplasie, il diabete mellito di tipo 2 sembra avere un effetto antitumorale sulla prognosi del tumore alla prostata, anche se la sindrome metabolica, una comorbidità comune del diabete, sembra avere l’effetto opposto. Pertanto, questi meccanismi devono essere ulteriormente esplorati per far luce su nuovi approcci preventivi e terapeutici per migliorare l’esito dei pazienti con tumore alla prostata.

Il tumore della prostata ha origine dalle cellule presenti all’interno della prostata, che cominciano a crescere in maniera incontrollata sotto l’influsso degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita.1

I numeri del tumore della prostata

In Italia, come in molti Paesi Occidentali, il carcinoma della prostata:

  • è attualmente la neoplasia più frequente tra gli uomini;
  • rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età.2
  • è stato diagnosticato in circa 564.000 persone, pari al 33% dei casi di tumori nel sesso maschile; nel 2020 erano stimati circa 36.000 nuovi casi, pari al 19% di tutti i tumori maschili;3
  • la sua incidenza, negli ultimi decenni ha mostrato una costante tendenza all’aumento, in particolare intorno agli anni 2000, in concomitanza con la maggiore diffusione del test dell’antigene prostatico specifico (PSA) quale strumento per lo screening opportunistico;2, 3
  • il 55% delle diagnosi è stato formulato da meno di 5 anni e il 14% da più di 10 anni;
  • la maggior parte delle diagnosi viene formulata in individui di età avanzata, 6.811 casi ogni 100.000 riguarda infatti ultrasettantacinquenni. La quota di gran lunga maggiore dei pazienti è presente al Nord Italia (1.428 casi ogni 100.000 abitanti nel Nord-Ovest, 1.395 nel Nord-Est) rispetto al Centro (1.015) e al Sud (588);2
  • ha un’incidenza di mortalità stimata intorno ai 7.200 decessi (anno 2021), pur dovendo sottolineare che le comorbidità generalmente presenti nelle persone anziane possono rendere complesso separare i decessi per tumore della prostata da quelli con tumore della prostata. Si tratta, per fortuna, di una causa di morte in costante moderata diminuzione (-1,9% per anno) da oltre un ventennio;2
  • la frazione di guarigione nel suo complesso supera il 75%.3 La sopravvivenza dei pazienti con carcinoma prostatico, non considerando la mortalità per altre cause, è attualmente attestata al 91% a 5 anni dalla diagnosi e del 94% a ulteriori 4 anni se condizionata al superamento del primo anno dopo la diagnosi. 3

 

Il principale fattore correlato alla guarigione del tumore della prostata è la diagnosi precoce grazie alla progressiva diffusione dello screening individuale, che tuttavia ha una distribuzione disomogenea sul territorio nazionale.2

 

Quali sono i fattori di rischio e le cause del tumore della prostata?

L’eziologia del tumore della prostata è multifattoriale ed è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e ambientali.

Tra i principali fattori di rischio ci sono4-5 :

  • età (l’incidenza di questo tumore aumenta con l’età);
  • fattori ormonali [elevati livelli di testosterone e del fattore di crescita insulino-simile (IGF-1 insuline-like growth factor o somatomedina) predispone all’insorgenza del tumore];
  • storia familiare di tumore alla prostata (riguardante circa il 25% dei pazienti);
  • fattori genetici (9% sono forme ereditarie e rappresentano il 43% nei pazienti con età inferiore ai 55 anni);
  • dieta con un eccessivo apporto calorico e di grassi saturi animali, eccesso di carne rossa, soia. In alcuni studi è stato segnalato un effetto protettivo verso il tumore alla prostata di alcune vitamine e minerali come calcio, vitamine D, vitamina E, acido folico e vitamina B12, così come alcune verdure, latte e tè verde;
  • il caffè svolge un ruolo protettivo contro il tumore prostatico (PCa), mentre le bevande alcoliche tendono ad essere un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di una varietà di tumori, incluso il PCa.
  • l’obesità aumenta il rischio di tumore della prostata, lo rende più aggressivo e ne aggrava la forma e un alto Indice di Massa Corporea (IMC o BMI) contribuisce a tale meccanismo. Si ritiene che questo possa essere dovuto ai cambiamenti nei livelli di ormoni steroidi sessuali e metabolici che aumentano il rischio di carcinoma della prostata. Molti studi hanno documentato che l’attività fisica può ben compensare gli effetti dell’obesità, neutralizzando alcuni degli effetti deleteri che favoriscono lo sviluppo di cancro;
  • l’iperglicemia, nella maggior parte degli studi livelli elevati di glucosio nel sangue hanno un effetto protettivo nei confronti del tumore prostatico sebbene il glucosio venga correlato allo sviluppo dei tumori quale fonte energetica. In questo tipo di cancro sembrano essere maggiormente coinvolti altri meccanismi: stress ossidativo, apoptosi, danno del DNA (patrimonio genetico) e infiammazione cronica;
  • il fumo, sia passivo che attivo, è un potente fattore di rischio per il cancro prostatico che agisce sia su base ormonale (aumentando gli ormoni sessuali in circolo) sia su base genetica.
  • infiammazione cronica

 

Esistono però anche dei fattori protettivi. Tra questi:

  • attività fisica;

  • alimentazione (caffè, pomodori e pesce);

  • vitamina D;

  • statine.

Video Tumore della prostata: quando cominciare a fare un esame di controllo?

Qual è l’impatto del diabete sul tumore alla prostata?

Un recente lavoro pubblicato nel marzo 2022 ha cercato di approfondire proprio questo impatto.
Il tumore della prostata è causato da una varietà di mutazioni ed eventi carcinogenici che costituiscono il focus multifattoriale della malattia, capace non soltanto di rimodellare l’attività cellulare ma anche di modellare le vie metaboliche per consentire l’adattamento alle richieste nutrizionali del tumore, creando un ambiente più idoneo al suo sviluppo.

Alcuni fattori di rischio sono stati studiati in correlazione allo sviluppo di tumore prostatico, inclusi la sindrome metabolica (MetS) e il Diabete mellito tipo 2 (T2DM o DMT2). È stato dimostrato che la sindrome metabolica (insieme di fattori di rischio legati a condizioni – come l’obesità e l’ipertensione – che aumentano la possibilità di sviluppare diabete e/o patologie cerebro e cardiovascolari) è intrinsecamente correlata allo sviluppo di tumore della prostata e tende ad aumentarne l’aggressività. Il diabete tipo 2 sembra avere un effetto opposto. Sebbene questi due disordini metabolici possano condividere alcuni processi di sviluppo come obesità, insulino-resistenza e dislipidemia (alterazione dei livelli di lipidi nel sangue), la loro influenza sulla prognosi del tumore della prostata sembra avere un effetto inverso che rende il fenomeno un paradosso. Comprendere il fenomeno, al di là di questo comportamento paradossale potrebbe portare a nuove conoscenze sulle malattie coinvolte così come alla scoperta di nuovi target terapeutici. Al momento sono in corso diversi studi.

Alcuni studi seri hanno anche dimostrato che gli uomini senza diabete hanno un rischio maggiore di sviluppare tumori di basso grado rispetto ai pazienti diabetici e i maschi con diabete mellito di tipo 2 (T2DM) hanno un rischio inferiore di sviluppare cancro prostatico rispetto ai pazienti senza T2DM, con l’aggiunta che i tumori di alto grado sono più comuni negli individui che non hanno diabete tipo 2 (sebbene ciò non sia coerente con tutta la letteratura scientifica). Pertanto, questi meccanismi devono essere ulteriormente approfonditi per far luce su nuovi, eventuali approcci preventivi e terapeutici per migliorare l’esito dei pazienti con tumore alla prostata.

La classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dei tumori della prostata

Nel 2022, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha rilasciato la quinta edizione della Classificazione OMS dei tumori urinari e genitali maschili, fornendo un aggiornamento esaustivo sulla classificazione dei tumori del sistema genitourinario.6
Anche se non ci sono stati cambiamenti significativi, alcuni degli aggiornamenti più importanti riguardano il tumore della prostata. Il nuovo documento riflette il notevole avanzamento delle conoscenze avvenuto dal 2015 a oggi. Seguire le nuove direttive non potrà che migliorare la gestione della malattia, con effetti concreti sugli esiti e sulla qualità della vita dei pazienti.6-7-8

References

1 https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-della-prostata

2 – I numeri del cancro in Italia 2020. Gruppo di Lavoro AIOM – AIRTUM – Fondazione AIOM – PASSI – PASSI D’Argento – SIAPEC-IAP

3 – I numeri del cancro in Italia 2021. Gruppo di Lavoro AIOM – AIRTUM – Fondazione AIOM – PASSI – PASSI D’Argento – SIAPEC-IAP-ONS

4 – Linee guida per il carcinoma della prostata. AIOM edizione 2021

5 – André P Sousa, Raquel Costa et al – The Impact of Metabolic Syndrome and Type 2 Diabetes Mellitus on Prostate CancerFront Cell Dev Biol 2022 Mar 25;10:843458

6Urinary and Male Genital Tumours WHO Classification of Tumours, 5th Edition, Volume 8.

7 – AIOM (2023). I numeri del cancro in Italia.

8 – AIOM (2021). Linee guida carcinoma della prostata.

 

Potrebbero interessarti