Diabete e osteoporosi: quale correlazione?

Un maggior rischio di fratture da osteoporosi è stato riscontrato sia in pazienti con diabete di tipo 1 che diabete di tipo 2 (DT2). Il meccanismo responsabile è particolarmente complesso e non ancora del tutto chiarito. L’obesità gioca certamente un ruolo, in particolare nel diabete di tipo 2: recenti evidenze hanno suggerito che l’influenza del tessuto adiposo sull’osso dipende principalmente dalla deposizione locale di grasso nella singola regione tissutale e che un aumento nella quantità di grasso viscerale (la zona più pericolosa anche per il rischio cardiovascolare) influenza in modo negativo la salute dello scheletro. È stato osservato, infatti, che le citochine prodotte dal grasso viscerale tendono a riassorbire il tessuto osseo. Inoltre, un alto contenuto di grasso intramuscolare è associato a una minore funzionalità muscolare che riduce la protezione anti-carico e aumenta il rischio di fratture.

 

L’osteoporosi rappresenta una complicanza poco nota per il diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2 ed è in corso di notevole studio.

Nelle persone con diabete di tipo 1 ad essere alterata è soprattutto la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto osseo (rimodellamento osseo), ciò comporta un bilancio ‘negativo’ come quantità di osso nello scheletro.
Al contrario, in chi soffre di diabete di tipo 2, soprattutto quando non ben controllato, si osserva il fenomeno opposto: la massa ossea risulta addirittura aumentata, in questo caso ad essere compromessa è la qualità dell’osso. Che cos’è che provoca questo aumento quasi paradossale? L’eccesso di glucosio in circolo presente nel diabete va in parte a legarsi alle proteine delle fibre collagene (glicosilazione: legame tra uno zucchero, come il glucosio e una proteina, come il collagene) formando una sorta di “melassa” che altera la qualità del tessuto osseo. In questo modo l’osso, pur essendo più denso, risulta più fragile e soggetto a fratture. Va considerato, inoltre, che la persona affetta da diabete di tipo 2 è spesso un anziano e l’osteoporosi è sicuramente una patologia che si manifesta più spesso con l’avanzare dell’età (ma che va prevenuta sin dall’infanzia con uno stile di vita sano: alimentazione equilibrata e attività fisica regolare).

 

Osteoporosi e complicazioni diabetiche

A complicare ulteriormente il quadro, e ad aumentare il rischio di fratture in caso di diabete, ci si mettono anche le complicanze vascolari neurologiche tipiche del diabete di lunga data che, unite all’età avanzata, rendono più frequenti e più facili le cadute con conseguente possibile fratture.

L’uso di insulina e la durata del diabete superiore ai 12 anni rappresentano elementi in grado di influire significativamente sul rischio di fratture.

 

Differenze di genere

E se ad essere più colpite dall’osteoporosi in età avanzata sono certamente le donne, va altresì ricordato che neppure gli uomini sono immuni: il rapporto di prevalenza per le fratture da osteoporosi (nella popolazione generale diabetica e non) è di  3 a 1, (donne:uomini). Ma al contrario delle donne, gli uomini non si controllano né credono di poter rischiare fratture da fragilità osteoporotica.

 

Diabete e rischio di fratture

Il rischio di fratture da osteoporosi è più evidente (circa 6 volte maggiore), in entrambi i sessi, nei diabetici di tipo 1 (soprattutto per fratture all’anca e al femore), rispetto ai diabetici di tipo 2 (rischio raddoppiato nelle donne in postmenopausa rispetto alla popolazione generale),  in una fascia di età più giovane, in cui le persone senza diabete difficilmente si fratturano a causa della fragilità ossea. È importante quindi sensibilizzare sia i diabetici che i medici di famiglia che il diabete rappresenta un fattore di rischio non trascurabile per le fratture da fragilità osteoporotica.

Uno stile di vita attivo, il miglioramento del controllo della glicemia, insieme all’ottimizzazione dei livelli di calcio e vitamina D possono essere utili nella prevenzione delle cadute, insieme a una terapia anti-osteoporotica specifica e personalizzata che sarà indicata dal proprio medico, caso per caso.

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