FAND: PARTE IL PROGETTO “FANDIABET&GIOVANI”. L’ Associazione Italiana Diabetici sempre più vicina ai giovani con diabete di tipo 1

Prende il via il progetto “FanDiabet&Giovani”, promosso da FAND-Associazione italiana diabetici, che si pone l’obiettivo di sostenere e aiutare i giovani con diabete mellito tipo 1, in genere al completamento dell’adolescenza, nel delicato momento del cosiddetto “passaggio del testimone” ossia quando si lascia il Centro di diabetologia pediatrica per essere presi in carico da una  struttura dell’adulto.

Nella vita di questi ragazzi, si tratta di una fase molto critica, anche per la famiglia e i team diabetologici coinvolti, perché, se gestita male, può essere causa di peggioramento della prognosi della malattia”, spiega Egidio Archero, Presidente FAND.

Un passaggio delicato dall’adolescenza all’età adulta
Il progetto sarà presentato durante il convegno “FanDiabet&Giovani, impegno per la salute”, organizzato da FAND nella giornata di sabato 25 ottobre a Santa Maria di Sala (Venezia) in collaborazione con il Coordinamento associazioni diabetici della Regione Veneto, sotto la guida di Albino Bottazzo, Vicepresidente Vicario FAND e Manuela Bertaggia, Consigliere nazionale FAND. “Questo passaggio, con il cambiamento che comporta, suscita spesso paure e ansie legate a svariati fattori: non conoscenza della nuova struttura – inteso come spazio fisico, personale medico e infermieristico – diverse modalità di approccio alla persona e al diabete, abbandono di un iter ormai consolidato negli anni, distacco da figure significative e rassicuranti”, dice Bottazzo.

Una buona gestione dell’entrata in una struttura per diabetici adulti
Questo passaggio implica una relazione medico-paziente più formale, diviene difficile incontrare coetanei, durante i controlli è molto probabile trovare persone con diabete anziane e che mostrano complicanze, gli ambienti ambulatoriali perdono molto del loro calore. “Per il ragazzo può subentrare il timore di confrontarsi con pazienti più anziani, la difficoltà a rinunciare alle ‘premure protettive’ a cui sono abituati e l’interruzione del rapporto affettivo con il team curante; per la famiglia si paventa la diffidenza nei confronti di una nuova struttura e l’esclusione definitiva dalla gestione della patologia del figlio”, aggiunge Bertaggia.
I rischi di una cattiva gestione di questa fase possono determinare una serie di inconvenienti, primo tra tutti il fatto che il ragazzo non si rechi in nessuna delle due strutture peggiorando considerevolmente il controllo metabolico. “Tutti i cambiamenti cui il ragazzo va incontro necessitano una valutazione e una preparazione consapevole e mirata da parte dello staff diabetologico pediatrico e dell’adulto” dice ancora Albino Bottazzo. “A questo proposito, molto importante è il ruolo che possono ricoprire le associazioni delle persone con diabete, operando quale raccordo tra le strutture, facilitando l’accesso e il percorso di giovani e famiglie, anche favorendo la conoscenza di percorsi di cura e innovazioni tecnologiche”, conclude.

Scarica la locandina “Impegno per la salute. Esperienze associative e  percorsi diagnostico terapeutici per il  “passaggio del testimone “ »

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