#1 – La scoperta del DT1

#1 – La scoperta del DT1

A cura di Fabio Braga, imprenditore con diabete tipo 1, #pedalidizucchero #amataglice

Dopo due anni siamo tornati a intervistare Fabio Braga, brillante imprenditore di Novara che ha scoperto da adulto di avere il diabete di tipo 1 altamente instabile e ha cominciato un percorso personale, tra alti e bassi, per imparare a gestirlo. Da subito instaura un rapporto preferenziale con il suo diabetologo e – dopo un periodo buio – nel tempo trova nella tecnologia e soprattutto dentro di sé la motivazione e le risorse per imparare a gestire la malattia che comincia a manifestare delle complicanze. Oggi Fabio è in attesa di trapianto di pancreas e ci racconta la sua storia, una storia di fatica e di speranza, di delusioni e conquiste, che può essere utile a tanti giovani che cominciano adesso ad affrontare la malattia.

 

Fabio, cominciamo dall’inizio, quando hai scoperto di avere il diabete?

Scoprire di avere il diabete… un evento traumatico! Era il novembre del 1997 quando tornato da un lavoro in Riviera, chiamai il mio dottore dicendogli – guardi dottore, non mi sento bene, continuo a bere, a bere, ma ho sempre sete e continuo a fare tanta pipì . Il dottore mi disse di passare subito in studio da lui per un controllo. Una volta arrivato, mi ricordo ancora, il dottore mi provo la glicemia, era quasi 600! Bisogna ricoverarti, Fabio” mi disse subito il medico “pensavo fosse un problema di tiroide, invece hai il diabete.” E da lì è iniziata l’avventura.

In che momento eri della tua vita?

“Il diabete è entrato in una casa con una bambina piccola, appena nata, aveva qualche mese, Martina, ma il primo impatto è stato con l’ospedale, in cui sono rimasto almeno una ventina di giorni. A Novara, c’era ancora il reparto di diabetologia che oggi non c’è più. Ricordo ancora come fosse ieri quei giorni: ho cercato di imparare, di capire che cosa fosse il diabete. Effettivamente non sapevo nulla del diabete se non che ce ne fossero di due tipi: diabete tipo 1, diabete tipo 2 ma nulla di più. Del resto non avevo mai approfondito perché – come tutte le cose – quando non ci sei dentro, non sei tu l’artefice del problema non interessa più di tanto sapere….è quando uno constata di avere una malattia o qualcuno a cui si vuol bene, allora si si comincia ad approfondire e a voler sapere di tutto e di più.”

Quindi hai realizzato che il diabete di tipo 1 fosse una malattia autoimmune …

“L’ho realizzato proprio in quel periodo, anche grazie alle visite con il primario di allora, dr. Gabriele Allocchis che sin da subito ricordo che mi disse che ero uno dei rari casi di diabete di tipo 1 nell’adulto altamente instabile e quindi di difficile controllo. E vaiiiii!”

Oltre alla sete intensa e al bisogno continuo di urinare, quali altri sintomi hai manifestato?

“Arrivai a dicembre – un mese dopo la scoperta – a pesare 25 chili in meno, continuavo a dimagrire perché non riuscivano a trovare una cura finché un bel giorno il dr. Allocchis mi prese e mi inserì direttamente nella lista sperimentale mondiale per la terapia del diabete di tipo 1.”

Qual è stata l’opportunità offerta da questa occasione?

“Da quel momento cominciai a fare una serie di terapie con diversi tipi di insulina.
Facevo la Novorapid allora solo che già si parlava di un nuovo tipo di insulina, più innovativa che era la Lantus che in Italia non era ancora disponibile. È iniziato così un periodo frenetico, in cui andavo – con ricetta del mio diabetologo – a mie spese – a Città del Vaticano o a Monaco di Baviera per recuperarla. E da lì è iniziato poi un progetto di studio mondiale e una sperimentazione clinica sulla Lantus su Novara e Piemonte a cui ho avuto il privilegio di poter partecipare. “

Come ti sentivi quando sei uscito dall’ospedale? Che ricordi hai?

“Al momento, quando sono uscito, mi sentivo quasi un supereroecaspita ho il diabete, una cosa che altri non hanno. Sono nella sperimentazione mondiale, sto sperimentando questa nuova insulina, chissà se potrà essere d’aiuto in futuro –mi dicevo – ed effettivamente la Lantus poi è diventata commerciabile anche grazie al mio apporto … ne posso essere certo orgoglioso di questo perché ha curato tante persone e ancora lo sta facendo, a distanza di più di vent’anni. “

Quindi non ti rendevi ancora conto realmente di avere il diabete, e nella forma più esigente …

“È vero, l’approccio vero e proprio con il diabete tipo 1 l’ho avuto al mio ritorno, a casa. Sentivo e percepivo i miei familiari che – si, cercavano di aiutarmi, di capirmi – ma cominciai a sentirmi un po’ solo nel mio mondo ….l’unica persona di riferimento che mi dava dei consigli, era il mio primario, con cui ho collaborato tanto e instaurato un bellissimo rapporto. So di essere stato fortunato, sotto questo aspetto.”

Che cosa successe …

“Quindi, dopo questi primi mesi di “esuberanza”, quasi di inconsapevole “euforia” caddi in una depressione molto forte, tanto da dover prendere ansiolitici e antidepressivi perché a quel punto avevo capito realmente che cosa mi era successo e quindi dovevo pensare al futuro. E il domani come sarà? Il domani come sarà ? Devo bucarmi… mi facevo tanti problemi perché allora – parliamo degli anni ’90 – quando eri seduto al tavolo e ti vedevano farti un buco subito pensavano che ti stessi drogando o simili. Pensavano a tutto ad esclusione del diabete. Ci metti un po’ a lasciartelo scivolare addosso. Oggi è più normale farlo alla luce del sole. Per fortuna, c’è un po’ più di cultura, grazie anche al lavoro assiduo delle Associazioni e non solo.

GUARDA IL VIDEO → “#1 – LA SCOPERTA /La storia di Fabio con la testimonianza (in fondo) della figlia Martina, oggi splendida giovane donna che ci racconta come – nonostante il diabete – Fabio sia riuscito ad essere presente e a costruire un ottimo dialogo tra loro.

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