Diabete di tipo 2, obesità e incontinenza urinaria

Diabete di tipo 2, obesità e incontinenza urinaria

A cura del dr. Matteo Monami, Geriatra, Ospedale Careggi, Firenze

 

L’incontinenza urinaria rappresenta ancora oggi un tabù, nonostante la sua elevata rilevanza sociale: si stima che in Italia siano incontinenti almeno 5,1 milioni di persone sopra i 18 anni (3,7 milioni di donne e 1,4 milioni di uomini, con un rapporto di 2,7 a 1 tra i due sessi). In altri termini, su 100 italiani, almeno 10 soffrono di incontinenza urinaria, 6% tra gli uomini e 14% circa tra le donne, con un sensibile incremento della prevalenza al crescere dell’età. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini, perché l’anatomia degli organi femminili predispone a problemi dei meccanismi di tenuta, che con l’eccesso di peso sono sottoposti ad un maggiore stress. Si tratta di un disturbo che il più delle volte viene vissuto con fatale rassegnazione da parte della donna ma anche dell’uomo, sebbene le strutture oggi siano in grado di offrire al paziente con incontinenza urinaria una valida risposta, che va dalla diagnosi precoce ai trattamenti chirurgici, fino alla sua riabilitazione come confermato dalla Fondazione Italiana Continenza che da oltre 15 anni opera a diversi livelli nella lotta al problema dell’incontinenza urinaria.

 

DT2, eccesso di peso e incontinenza urinaria

“La perdita involontaria di urina” – così la definisce l’International Continence Society, la più prestigiosa società scientifica che si occupa del problema – provoca un continuo stato di ansia e spinge a isolarsi proprio perché sfugge alla volontà e al controllo.
Recenti dati epidemiologici suggeriscono che l’incontinenza urinaria si associ al diabete di tipo 2, e sia più frequente del 50-200% nelle donne con DT2 rispetto alle donne con livelli glicemici normali. L’incontinenza urinaria interessa più le donne di razza bianca non ispaniche che le asiatiche o le afroamericane.
Il legame eziologico fra incontinenza urinaria e diabete di tipo 2 risiede probabilmente nel danno microvascolare, simile al processo patologico implicato nello sviluppo di complicanze diabetiche come retinopatia, nefropatia e neuropatia.
L’incremento dell’obesità rappresenta il più forte fattore di rischio modificabile di incontinenza urinaria. Si stima che ogni aumento di 5 unità dell’Indice di Massa Corporea (IMC o BMI) sia associato al 20-100% dell’aumento di rischio di incontinenza urinaria giornaliera.
Considerato che l’obesità rappresenta un fattore modificabile, interventi sullo stile di vita che favoriscano la perdita di pesoin primis la promozione di una dieta sana e di un’attività fisica moderata e regolare – rappresentano la prima opzione di intervento per la prevenzione e il trattamento dei disturbi del basso tratto urinario.

Alcuni autori hanno documentato che ad ogni chilo di peso perso, corrisponde una significativa riduzione del 3% del rischio di sviluppare incontinenza urinaria e in particolare incontinenza urinaria (IU) da stress. A questo proposito è stato ipotizzato che l’obesità possa contribuire allo sviluppo di incontinenza urinaria da stress a causa dell’aumentata pressione intra-addominale dovuta all’accumulo di grasso viscerale (obesità centrale o viscerale) che a sua volta aumenta la pressione sulla vescica e la mobilità dell’uretra, favorendo lo sviluppo di incontinenza urinaria da stress. La perdita di peso può ridurre tale pressione sulla vescica e il pavimento pelvico (complesso di muscoli che sostiene tutti gli organi addominali, chiamato anche perineo) della donna, riducendo l’IU da stress.

Altri autori hanno riportato che anche una ridotta perdita del 5-10% di eccesso di peso può ridurre fino al 50% la probabilità di sviluppare un’incontinenza urinaria. Un dato incoraggiante, considerato che una perdita di peso del 5-10% è un risultato che può essere raggiunto e mantenuto modificando il proprio stile di vita, grazie ad una dieta sana e a un maggior movimento, secondo un piano personalizzato sulle esigenze individuali di ciascuna persona. Perdere il 5-10% del peso iniziale può in molti casi essere sufficiente per la prevenzione dell’incontinenza urinaria nelle donne in sovrappeso od obese con diabete di tipo 2.

 

Affrontare il problema appena si presenta

Secondo alcune ricerche circa due terzi delle donne con incontinenza urinaria non si rivolge al medico o aspetta molti anni prima di decidersi a farlo. Di conseguenza, il trattamento può risultare poi più difficile perché il problema si aggrava. E’ quindi importante affrontare subito il disturbo, rivolgendosi allo specialista più appropriato. Le soluzioni possono essere diverse e vanno scelte insieme all’esperto. Una di queste è rappresentata dalla terapia riabilitativa, che, nel caso dell’incontinenza urinaria, è rappresentata dall’insieme di tecniche non invasive che possono portare alla risoluzione del problema, se seguite con costanza.

 

Un approccio multidisciplinare

Nel percorso “di cura” sono molti gli attori che possono essere coinvolti, ognuno per le proprie competenze: il medico urologo, il medico fisiatra, l’infermiere, il fisioterapista, ognuno di loro collabora al recupero funzionale in un percorso che, partendo dalla valutazione clinica, passa attraverso la diagnosi, il counselling con l’infermiere specializzato e arriva alla riabilitazione del pavimento pelvico eseguita dal fisioterapista.
Negli ultimi decenni il mondo scientifico ha dimostrato come la terapia farmacologia, quella comportamentale e riabilitativa del pavimento pelvico costituiscano l’approccio terapeutico non invasivo da adottare ancor prima della terapia chirurgica per la cura dell’incontinenza urinaria.
La terapia riabilitativa del pavimento pelvico, consiste nell’utilizzo di semplici esercizi terapeutici che hanno l’obiettivo di migliorare la condizione dei muscoli del pavimento pelvico della donna, eventualmente anche con l’utilizzo di apparecchi elettromedicali.

 

La Fondazione Italiana Continenza

Da oltre 15 anni, la Fondazione Italiana Continenza, ente senza fini di lucro, opera a diversi livelli, con numerose iniziative anche a carattere nazionale, in collaborazione con le istituzioni e le Società Scientifiche di settore e con tutto il mondo sanitario, compresi i medici di medicina generale e gli specialisti, nell’ottica di raggiungere un miglioramento della prevenzione e delle cure per l’incontinenza urinaria, disturbo che altera – anche pesantemente – la qualità di vita delle persone che ne sono affette. Oltre a promuovere la ricerca, la Fondazione Italiana Continenza si propone da anni di far conoscere all’opinione pubblica le tematiche dell’incontinenza urinaria, di identificare i bisogni dei pazienti e le possibili soluzioni, di contribuire al miglioramento della loro qualità di vita e al superamento degli aspetti più̀ critici della patologia, a partire dalle difficoltà nel parlarne alla prima comparsa del disturbo.

 

 

 

 

Fonti

Fondazione Italiana Continenza

– Franz MJ, Boucher JL, et al – Lifestyle weight-loss intervention outcomes in overweight and obese adults with type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis of randomized clinical trialsJ Acad Nutr Diet 2015 Sep;115(9):1447-63

– Breyer BN1, Phelan S2, et al – Intensive lifestyle intervention reduces urinary incontinence in overweight/obese men with type 2 diabetes: results from the Look AHEAD trialJ Urol 2014 Jul;192(1):144-9

– Phelan S1, Kanaya AM, et al – Weight loss prevents urinary incontinence in women with type 2 diabetes: results from the Look AHEAD trialJ Urol 2012 Mar;187(3):939-44

– Whitcomb EL, Subak LL – Effect of weight loss on urinary incontinence in womenOpen Access J Urol 2011 Aug 1;3:123-32

– Subak LL, Richter HE, Hunskaar S – Obesity and urinary incontinence: epidemiology and clinical research updateJ Urol 2009 Dec;182(6 Suppl):S2-7

Il lato rosa dell’urologia

 

 

 

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