Diagnosi precoce di ‘fegato grasso’? Sarà possibile grazie a un nuovo esame del sangue

Diagnosi precoce di ‘fegato grasso’? Sarà possibile grazie a un nuovo esame del sangue

A cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è una malattia metabolica caratterizzata dall’accumulo di grasso a livello del fegato. Questa condizione rappresenta un importante fattore di rischio per diabete e malattie cardiovascolari. Si tratta tuttavia di un patologia subdola perché asintomatica; per questo spesso passa inosservata e non viene diagnosticata tempestivamente (di solito si scopre facendo un’ecografia al fegato). Per questo motivo è importante cercare di individuare dei ‘segnali’, dei marcatori precoci di alterato metabolismo epatico, magari attraverso un prelievo di sangue.
Una recente ricerca del CNR di Pisa, presentata a Barcellona al 55° Congresso Annuale dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes) da un gruppo di giovani ricercatori della SID, Società Italiana di Diabetologia si è focalizzato sullo studio degli aminoacidi (i mattoncini che costituiscono le proteine) e dei lipidi circolanti, per valutare se un’alterazione dei loro livelli potesse fungere da spia precoce di un’alterazione del metabolismo del fegato, in grado di condizionare il rischio cardio-vascolare. L’idea alla base dello studio era di valutare se i livelli circolanti di aminoacidi e lipidi, in particolare di glicina e di HDL, fossero alterati nei pazienti non diabetici con steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e se fossero associati all’insulino-resistenza, in particolare a quella a livello del fegato (Hep-IR).

 

Materiali e metodi dello studio

“Abbiamo studiato 112 soggetti non diabetici, di cui 92 con NAFLD diagnosticata mediante biopsia epatica o tramite ecografia epatica e 20 non affetti da questa condizione. In questi pazienti – afferma la dottoressa Chiara Barbieri, IFC-CNR di Pisa, primo autore dello studio – è stata misurata a digiuno la concentrazione degli aminoacidi, il profilo lipidico e gli enzimi epatici. E’ stata inoltre valutata la presenza di insulino-resistenza (generale, a livello del fegato e del tessuto adiposo), nonché la produzione endogena di glucosio e la lipolisi”.

 

Sintesi dei principali risultati

I pazienti con fegato grasso (steatosi epatica non alcolica, NAFLD) presentavano un aumento dell’insulinoresistenza, non solo a livello muscolare e del fegato, ma anche e soprattutto a livello del tessuto adiposo che si traduce in una produzione endogena di glucosio e in una lipolisi elevate, nonostante i livelli circolanti di insulina fossero più elevati, rispetto ai soggetti senza NAFLD.

Inoltre i pazienti con NAFLD presentavano un’alterazione delle concentrazioni plasmatiche di aminoacidi (una ridotta concentrazione di glicina, accompagnata da un’aumentata concentrazione plasmatica di lisina, treonina, glutammato e di due dei tre aminoacidi a catena ramificata (B.C.A.A. dall’inglese dall’inglese branched chain amino acid): isoleucina e valina, ma non della leucina. Nei pazienti con fegato grasso (NAFLD), le concentrazioni di glicina sono risultate inversamente correlate all’insulino-resistenza e sono state evidenziate ridotte concentrazioni di colesterolo HDL rispetto all’aumento  insulino-resistenza epatica.

 

In che cosa si traducono questi risultati?

Tra gli aminoacidi cosiddetti ‘non essenziali’, la glicina riveste un ruolo importante in quanto è coinvolta in molti processi metabolici, compresa la sintesi di glutatione, un potente antiossidante. Diversi studi condotti in passato hanno evidenziato che ridotte concentrazioni plasmatiche di glicina si associano a un aumentato rischio di diabete di tipo 2 (DT2), di malattie cardiache e infiammatorie.

Tra i lipidi circolanti, una ridotta concentrazione di colesterolo-HDL  (colesterolo buono) si associa a un aumentato rischio di malattie cardio-metaboliche.

Lo studio condotto dai ricercatori della SID ha evidenziato che anche i pazienti con fegato grasso (NAFLD) presentano un alterato profilo plasmatico degli aminoacidi e che una ridotta concentrazione di glicina si associa alla gravità della malattia e all’insulino-resistenza, soprattutto a livello del fegato. In questi pazienti sono state inoltre osservate concentrazioni di HDL più basse in proporzione all’insulino-resistenza epatica che evidenziano come l’aumentato rischio di malattia cardiovascolare nei soggetti con NAFLD abbia una forte componente epatica.

 

Un nuovo test presto disponibile per la diagnosi precoce di fegato grasso e insulino-resistenza

La misura del profilo degli aminoacidi in un campione di sangue – già disponibile di routine in alcuni ospedali – può dunque fornire informazioni importanti sullo stato metabolico di un paziente. In particolare una ridotta concentrazione plasmatica di glicina e un aumento di concentrazione degli aminoacidi essenziali (come lisina, valina e isoleucina) sono da considerarsi possibili marcatori precoci di alterato metabolismo del fegato.

“I risultati di questo progetto – afferma la dott.ssa Amalia Gastaldelli, direttore della ricerca dell’Unità di rischio cardiometabolico e del laboratorio di spettrometria di massa presso l’IFC-CNR di Pisa – hanno permesso di integrare la conoscenza della fisiopatologia della steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e della steato-epatite non alcolica, di individuare nuovi marker non invasivi per implementare le strategie di diagnosi precoce, prevenzione e trattamento di questa malattia, che è ormai riconosciuta come un importante problema di salute pubblica”.

 

 

Reference

Lo studio è una delle ricerche presentate dai giovani soci SID a Barcellona al 55° Congresso Annuale dell’#EASD2019. È stato condotto nell’ambito del progetto europeo Programma Horizon H2020 EPoS ‘Elucidating Pathways of Steatohepatitis’ (grant agreement no. 634413). Il consorzio comprende i seguenti partner: Newcastle University (UNEW), UK; National Research Council (CNR), Pisa Italy; University of Turin (UNITO), Italy;  Catholic University Romae (UCSC); University of Cambridge (UCAM), UK; Institute of Cardiometabolism & Nutrition (ICAN), France; University of Helsinki (UHEL), Finland; Steno Diabetes Center (SDC), Denmark; University Medical Centre of the Johannes Gutenberg; University Mainz (UMC), Germany; Nordic Bioscience (NB), Denmark; iXscient Ltd (IXS), UK.

 

GUARDA ANCHE: “Fegato grasso: che cosa succede?” – Prof. Sara De Martin, Università di Padova

 

*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

 

 

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