Farmaci biosimilari: un’opportunità in costante crescita

Farmaci biosimilari: un’opportunità in costante crescita

L’uso dei due principali farmaci biosimilari in endocrinologia, insulina e ormone della crescita, ha registrato un notevole aumento nel primo semestre 2017. I consumi sono rispettivamente raddoppiati e quadruplicati rispetto al 2016. Alcune riflessioni dall’esperienza clinica consolidata dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME).

 

Che cosa sono i farmaci biosimilari?

Come si legge nell’Aifa concept Paper, i farmaci biosimilari sono “… prodotti biologici, il cui principio attivo è analogo, ma non identico per caratterizzazione e produzione, a quello del medicinale di riferimento. Con il termine “biosimilare” viene, quindi, indicato un medicinale simile a un prodotto biologico di riferimento (originator) già autorizzato nell’Unione Europea (UE) e per il quale sia scaduta la copertura brevettuale.”

Sempre secondo quanto afferma Aifa è importante sottolineare “…. come insito nella definizione stessa, essendo ottenuti mediante processi produttivi inevitabilmente differenti, un biosimilare e il suo prodotto di riferimento non sono identici ma assolutamente simili in termini di qualità, sicurezza ed efficacia.
Va, infine, considerata la possibilità che in taluni casi il farmaco biosimilare possa essere derivato da processi produttivi più innovativi rispetto a quelli del farmaco di riferimento, tali da far sì che il farmaco biosimilare presenti profili di efficacia e di sicurezza persino superiori rispetto al farmaco originatore (originator). Ci si riferisce a tali prodotti come prodotti “bio‐better”.

 

Il consumo di farmaci biosimilari continua ad aumentare

Secondo i dati pubblicati nel recente Report dell’Italian Biosimilars Group, il consumo di biosimilari è arrivato al 21% nel primo semestre 2017, in confronto al 13% in pari periodo nel 2016. Tra i farmaci biosimilari più utilizzati in endocrinologia (una delle aree terapeutiche che da più tempo utilizza farmaci biologici e biotecnologici), i consumi a volume di insulina glargine biosimilare sono raddoppiati (7.5% al 15%) mentre quelli dell’ormone della crescita sono aumentati dal 6.5% del 2016 al 27% registrato nel primo semestre 2017.

 

Edoardo Guastamacchia“Le malattie croniche, come il diabete o il deficit dell’ormone della crescita, richiedono cure continuative che hanno ricadute gravose sul nostro sistema sanitario”sottolinea Edoardo Guastamacchia, presidente eletto dell’ Associazione Medici Endocrinologi (AME). Considerando l’invecchiamento della popolazione e la progressiva prevalenza di malattie croniche appare evidente come il Sistema Sanitario debba affrontare una sfida per fornire un’assistenza appropriata e di qualità a costi sostenibili per la spesa pubblica. In questo contesto, i farmaci biosimilari sembrano rappresentare una reale opportunità».

 

Le ragioni della progressiva crescita dei biosimilari

Il recente, grande interesse per i farmaci biosimilari deriva dal fatto che essi consentono di trattare un maggior numero di pazienti con farmaci Pierluigi Navarrainnovativi, grazie a un costo più sostenibile rispetto ai farmaci biologici e biotecnologici di riferimento. «A partire dal 2006, in Europa hanno iniziato a scadere i brevetti che proteggevano farmaci biologici e biotecnologici, spiega Pierluigi Navarra, farmacologo, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, consentendo ad altre aziende di produrre i relativi i farmaci biosimilari. I farmaci biologici sono di norma molto costosi a causa dei notevoli investimenti necessari al loro sviluppo. La perdita di copertura brevettuale rappresenta così la possibilità di avere farmaci innovativi a costi ridotti».

 

L’esperienza con le insuline biosimilari

Alessandra Fusco«Le insuline biosimilari, illustra Alessandra Fusco, endocrinologa, Ambulatorio di Diabetologia Acismom di Napoli, sono abbastanza recenti: il brevetto dell’insulina glargine è scaduto nel 2014 mentre solo a luglio 2017 l’EMA ha approvato il primo biosimilare dell’insulina a rapida azione lispro. Così come per tutti i farmaci biosimilari, anche per l’insulina esistono diversi studi che confermano una paragonabile efficacia, sicurezza ed immugenicità rispetto al farmaco originale. Un altro aspetto da considerare, che differenzia questi farmaci, non è solo il farmaco stesso ma anche i dispositivi iniettivi. È quindi importante informare il paziente anche sulla diversità del dispositivo per l’iniezione e sulle modalità di utilizzo».

 

L’ormone della crescita o somatotropina: il primo farmaco biosimilare

«L’esperienza degli endocrinologi italiani con l’ormone della crescita biosimilare, dice Maurizio Poggi, endocrinologo, UOC Endocrinologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, è ormai di lunga data considerando che la sua copertura brevettuale è scaduta in Europa nel 2006. I dati ad oggi indicano con sufficiente chiarezza la pari efficacia del biosimilare per la terapia a breve e medio termine. Riguardo la sicurezza e la tollerabilità, soprattutto a lungo termine e per quanto riguarda il rischio oncologico, i dati non sono ancora sufficienti sebbene vada sottolineato che anche per l’uso dell’originator i dati riguardanti la safety a lungo termine siano ancora incompleti. Sicuramente, in considerazione della cronicità della terapia con l’ormone della crescita e degli elevati costi che ne derivano, è necessario tenere conto della possibilità di utilizzare il farmaco biosimilare nei pazienti naive (che non hanno mai avuto il trattamento) e, sempre nel rispetto dell’appropriatezza di prescrizione, valutare la possibilità dello shift terapeutico nei già trattati. Questo purché sia fatta un’attenta caratterizzazione del paziente e si inserisca l’eventuale shift originator-biosimilare in un programma che comprenda una attenta informazione e condivisione del piano terapeutico con il paziente e, nel caso dei pazienti pediatrici, con la famiglia».

 

La particolare cautela che viene riservata ai farmaci biosimilari, deriva dalla complessità dei farmaci biologici e biotecnologici originator.

«I farmaci biologici e biotecnologici, continua Navarra, sono farmaci che vengono estratti da materiale biologico (come ad esempio le gonadotropine urinarie) o che vengono prodotti da cellule batteriche o di mammifero (in questo caso si parla più propriamente di farmaci biotecnologici) e sono di regola delle molecole molto più grandi e complesse dei farmaci di sintesi chimica. Il processo produttivo, facendo affidamento su esseri viventi, è quindi molto più complesso e risulta fondamentale nel determinare il farmaco stesso. Di conseguenza, modificando anche solo ciclo produttivo o stabilimento di produzione, il prodotto finale non sarà uguale a quello del farmaco biologico di riferimento, ossia l’originator, a differenza di quanto accade per i farmaci equivalenti che sono copie esatte del farmaco di riferimento. Proprio per questo motivo, sono necessari studi per confrontare l’efficacia, la sicurezza e la qualità del farmaco biosimilare rispetto al suo originator attraverso il cosiddetto “comparability exercise” (test di comparazione). Quello che pochi sanno però è che, in caso di modifica del processo produttivo o del sito di produzione deve essere eseguito il “comparability exercise” anche per il farmaco biologico originator per dimostrare che il farmaco, è simile, si badi non uguale, a sé stesso».

 

 

Fonti

– Comunicato stampa Associazione Medici Endocrinologi, 15 gennaio 2017

Nei primi nove mesi del 2017 ai biosimilari il 18% del mercato di riferimento

Aifa concept Paper

 

 

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