La curva da carico di glucosio: da un vecchio test, nuove indicazioni più precise per la diagnosi di diabete

La curva da carico di glucosio: da un vecchio test, nuove indicazioni più precise per la diagnosi di diabete

Sintesi dell’intervento del prof. Giorgio Sesti, presidente Fondazione Diabete Ricerca, al 55° Congresso Annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (#EASD2019), Barcellona, 16-20 settembre 2019 a cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

Diagnosi di diabete tipo 2: fino a oggi veniva fatta sulla base di una glicemia superiore a 200 mg/dl a distanza di due ore dal carico orale di glucosio (il classico OGTT): alla luce degli studi più recenti e di quelli presentati al 55° Congresso dell’EASD emerge con chiarezza che è più accurato, preciso e attendibile come criterio diagnostico il valore di una glicemia superiore a 209 mg/dl a distanza di un’ora dal carico di glucosio. Il nuovo criterio si è dimostrato più sensibile dei criteri diagnostici di diabete basati sull’emoglobina glicata (≥ 6,5% o ≥ 48 mmol/mol) e della glicemia a digiuno (≥ 126 mg/dl).

 

 

Le recenti scoperte sul test da carico di glucosio (OGTT)

Di recente, una ricerca italiana realizzata dal prof. Giorgio Sesti dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, presidente della ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e past-president della SID, Società Italiana di Diabetologia, ha dimostrato che un valore di glicemia maggiore di 155 mg/dl, 1 ora dopo il test da carico orale di glucosio è in grado non solo di identificare i soggetti in ‘pre-diabete’ ma anche un gruppo di soggetti con normale tolleranza al glucosio, finora ‘invisibili’ alle strategie di prevenzione, che presentano un rischio aumentato del 400 per cento di sviluppare un diabete conclamato entro i successivi 5 anni.

 

In occasione del 55° Congresso Annuale dell’EASD (Associazione Europea per lo Studio del Diabete), uno studio internazionale che ha coinvolto 12 centri sparsi per il mondo con un numero complessivo di 21.641 partecipanti ha dimostrato che è possibile utilizzare il valore 1 ora dopo il test da carico orale di glucosio anche per identificare i soggetti con diabete. I ricercatori hanno infatti dimostrato che un livello di glicemia uguale o superiore a 209 mg/dl, dopo un’ora dal test di carico orale di glucosio consente di identificare soggetti con diabete tipo 2 con grande accuratezza come evidenziato dal valore di sensibilità del 91 per cento (ovvero percentuale di veri positivi) e di specificità del 92 per cento (ovvero percentuale di veri negativi).

 

Alla ricerca multicentrica hanno partecipato la Società Italiana di Diabetologia (SID) tramite la coorte di pazienti dello studio GENFIEV (Genetics, PHYsiopathology, and Evolution of Type 2 diabetes) e il gruppo di ricercatore del prof. Giorgio Sesti, Università La Sapienza, tramite la coorte di pazienti dello studio CATAMERI (CATAnzaro MEtabolic RIskfactors). “L’importanza di questo studio – sottolinea il prof. Sesti – è quello di avere fatto emergere l’utilizzo a scopo diagnostico dei valori della glicemia, ad un’ora dall’assunzione di un carico orale di glucosio (75 grammi) al fine di identificare non solo le persone a rischio di diabete tipo 2 (soggetti in pre-diabete) ma anche di coloro che hanno già la malattia conclamata (senza saperlo) che sarebbero altrimenti ignorate nel tempo con il classico test ambulatoriale a due ore, comunemente eseguito e dai costi assai limitati.

 

Un vecchio test, con novità molto rilevanti ai fini della diagnosi!

Il tema dell’utilizzo del test OGTT a 1 ora dal carico orale di glucosio è considerevole tanto che sarà oggetto di un simposio al prossimo meeting dell’International Diabetes Federation che si terrà in Corea dal 2 al 6 dicembre 2019. Tra l’altro – aggiunge Sesti – questo test, mostrando una elevata sensibilità e specificità, potrebbe aiutare a superare le attuali discrepanze dei test diagnostici basati sulla glicemia a digiuno, le misura della emoglobina glicosilata e la misura della glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio. Infatti dati italiani ci dicono che ben il 47 per cento (47%) dei soggetti diagnosticati come diabetici con la misurazione dell’emoglobina glicata non risultano diabetici al test a 2 ore di carico orale di glucosio mentre il 53,4 per cento (53.4%) dei soggetti diagnosticati con carico orale di glucosio a 2 ore non risultano diabetici con la misurazione della emoglobina glicosilata”.

 

Gli attuali valori di riferimento del test OGTT

Il test del carico orale di glucosio (OGTT): si effettua presso un laboratorio di analisi la mattina a digiuno. Dopo un primo prelievo, che serve a determinare la glicemia basale a digiuno (tempo 0’), al paziente viene fatta bere una soluzione di 75 gr di glucosio disciolti in 300-500 ml di acqua. Quindi si procede a misurare la glicemia dopo 60 minuti (1 ora) e dopo 120 minuti (2 ore).

 

Gli attuali criteri diagnostici sono:

. glicemia a 2 ore dall’OGTT ≥ 200 mg/dl = diagnosi di diabete

 

Oltre al diabete, esistono altri stati di disglicemia (pre-diabete). I valori dei seguenti parametri diagnostici consentono di individuare soggetti a rischio di diabete e malattie cardiovascolari:

. glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno o impaired fasting glucose, IFG);

. glicemia a 2 ore dopo carico orale di glucosio 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio o impaired glucose tolerance, IGT);

. emoglobina glicata (HbA1c) 42-48 mmol/mol (6,00-6,49 per cento): IGT.

 

 

GUARDA ANCHE IL VIDEO:
“Prediabete, rischio di diabete, cardiovascolare e di fegato grasso” »

 

 

 

References

– Fondazione Diabete Ricerca »

– Società Italiana di Diabetologia (SID) »

 

 

*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

 

 

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