Dieta Mediterranea: la più indicata in caso di fegato grasso

Dieta Mediterranea: la più indicata in caso di fegato grasso

A cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

Un recente studio italiano, condotto da giovani ricercatori dell’Università Federico II di , presentato al 55° Congresso Annuale EASD2019, Barcellona 16-20 settembre 2019, ha documentato come un approccio dietetico, tipico della dieta Mediterranea, sia vincente contro la steatosi epatica (“fegato grasso”) evidenziando una riduzione del 40 per cento (40%) del grasso accumulato nel fegato. Un risultato importante, considerato che per la steatosi del fegato non esiste a tutt’oggi  una terapia farmacologica. La steatosi epatica non alcolica (cioè l’accumulo di grasso nel fegato) è presente almeno nel 50-70 per cento circa (~ 50.70%) dei pazienti con diabete tipo 2, nei quali può associarsi a forme più gravi di danno epatico e a un aumento prevalenza di patologie cardiovascolari. Diverse componenti della dieta possono influenzare il contenuto epatico di grasso.

 

 

Gli obiettivi dello studio

“Lo scopo del nostro studio – spiega Della Pepa – è stato quello di valutare l’effetto a medio termine di una dieta multifattoriale, naturalmente ricca in carboidrati a basso indice glicemico (alimenti a base di cereali integrali e legumi), acidi grassi monoinsaturi (presenti nell’olio d’oliva), acidi grassi omega 3 e omega 6 (presenti rispettivamente nel pesce e nella frutta secca a guscio), vitamine e polifenoli (presenti in alimenti e bevande quali frutta, verdura, tè, caffè), sul contenuto epatico di grasso nei pazienti con diabete tipo 2, rispetto a una dieta ricca in acidi grassi monoinsaturi”.

 

La casistica dello studio

Lo studio ha coinvolto quarantanove pazienti, di entrambi i sessi, età 35-70 anni, con diabete tipo 2, in sovrappeso o con obesità, in buon controllo della glicemia. Tutti i pazienti sono stati randomizzati a seguire per 8 settimane una dieta multifattoriale di tipo mediterraneo, naturalmente ricca in differenti componenti nutrizionali oppure una dieta ricca in acidi grassi monoinsaturi.
Le diete erano iso-caloriche ovvero con lo stesso apporto di calorie e simili per macronutrienti.

Nella dieta multifattoriale di tipo mediterraneo era previsto il consumo giornaliero di pasta e pane integralelegumi, olio extra vergine d’oliva, tè verde deteinato, caffè decaffeinato, frutta e verdura ricca in polifenoli come arance, broccoli, rucola e carciofi, una piccola quantità giornaliera di mandorle e 3 porzioni a settimana di salmone. Nella dieta ricca in acidi grassi monoinsaturi era previsto il consumo giornaliero di pasta e pane non integrali, riso, olio extravergine d’oliva, frutta e verdura povera in polifenoli. Prima e dopo l’intervento è stato misurato il contenuto di grasso epatico mediante spettroscopia di risonanza magnetica (esame che permette di avere una stima precisa del contenuto di grasso del fegato).

 

I risultati ottenuti

L’adesione a due tipi di dieta è stata ottimale e, al termine delle 8 settimane di studio, la dieta multifattoriale ha determinato una riduzione di grasso epatico significativamente maggiore rispetto alla dieta ricca in olio extra-vergine d’oliva. In termini di riduzione percentuale, la dieta multivariata di tipo mediterraneo ha indotto una riduzione del 40 per cento (-40%) di grasso epatico rispetto al 19 per cento (-19%) indotto dalla dieta ricca in olio extravergine d’oliva.
I risultati dello studio sono stati raggiunti con cibi naturali, tipici della maggior parte delle abitudini gastronomiche e senza alcun tipo di supplemento. Inoltre, l’ottima aderenza dei partecipanti mostra che questo tipo di dieta è fattibile e facilmente accettabile.

 

Le conclusioni degli Autori

“Il nostro studio di intervento nutrizionale controllato – afferma la prof.ssa Angela Albarosa Rivellese, membro della Società Italiana di Diabetologia (SID) e professore ordinario di Scienze Tecniche Dietetiche Applicate presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli – dimostra chiaramente come sia possibile ridurre di ben il 40 per cento (-40%) l’accumulo di grasso presente nel fegato di pazienti con diabete tipo 2 con una strategia nutrizionale multifattoriale, che ricorda, per molti aspetti, la vera dieta Mediterranea, almeno quella seguita più di 50 anni fa. Questo risultato è estremamente importante dal punto di vista clinico sia per l‘elevata frequenza della steatosi epatica nel diabete tipo 2 sia perché, almeno al momento, non esistono altre strategie terapeutiche che abbiano dimostrato una tale efficacia”.

 

 

Reference

Giuseppe Della Pepa1, L. Bozzetto1, C. Vetrani1, S. Monti2, M. Vitale1, A. Izzo1, G. Lombardi1, M. Tommasone1, G. Clemente1, G. Annuzzi1, M. Mancini2, P. Mirabelli3, M. Salvatore3, G. Riccardi1, A.A. Rivellese1 – Effetti di una dieta ‘portfolio’ naturalmente ricca in diverse componenti nutrizionali sul contenuto epatico di grasso in pazienti con diabete tipo 2: uno studio randomizzato-controllato di 8 settimane.

 

1 Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Napoli, Italia.

2 IBB, CNR, Napoli, Italia.

3 IRCCS SDN, Napoli, Italia.

 

*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

 

 

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