Le migliori strategie per proteggere le cellule beta pancreatiche che producono insulina

Le migliori strategie per proteggere le cellule beta pancreatiche che producono insulina

Sintesi dell’intervento del prof. Francesco Purrello, presidente SID, al 55° Congresso Annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (#EASD2019), Barcellona, 16-20 settembre 2019 a cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

Salvate il Soldato Ryan! La speranza è sempre quella di trovare un giorno una cura per il diabete, e il crocevia di tutte le ricerche passa per la protagonista assoluta di questa condizione: la cellula beta del pancreas. Trovare il modo di proteggerla e di ripristinare la sua funzione di produrre insulina è l’obiettivo e il mantra di tutto questo filone di ricerca.
Anche la ‘Claude Bernard Lecture’, il premio più prestigioso del Congresso #EASD2019, è stato conferito quest’anno a Barcellona a un ricercatore che ha dedicato tutta la sua carriera professionale a studiare le migliori strategie per proteggere la beta cellula. Obiettivo primario: prevenire, rallentare la progressione da pre-diabete a diabete e forse – in futuro – guarire dal diabete.

 

Identificare il pre-diabete e fermarne la progressione a diabete

Il pre-diabete è una condizione che interessa milioni di persone del mondo e in Italia, consapevoli e non. Bloccare la progressione del prediabete a diabete conclamato è di grande importanza clinica e sociale, e rappresenta l’unica strategia per ridurre l’enorme crescita del diabete in tutti i paesi, compresa il nostro. Le ricerche scientifiche in questo ambito hanno portato alla conclusione che la migliore strategia consiste nel ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica.

Sappiamo bene che fin quando le cellule beta riescono a produrre insulina in modo appropriato, il diabete non si manifesterà. Ma ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica significa anche migliorare il funzionamento dell’insulina nei tessuti bersaglio della sua azione. Significa insomma ridurre la cosiddetta ‘insulino-resistenza’. E in questo riveste un ruolo chiave lo stile di vita, nella sua declinazione ‘lotta alla sedentarietà e alimentazione bilanciata’. La buona notizia che ci viene dalle ricerche scientifiche presentate anche al 55° EASD è che agire precocemente sul prediabete, bloccarne la progressione verso il diabete, è in grado di prevenire le complicanze croniche della malattia, ed in particolare il danno ai reni e alla retina.

 

Un meritato premio alla ricerca sulla beta cellula pancreatica

La Società Europea di Diabetologia (EASD) ha deciso di sottolineare l’importanza di questo argomento dedicando il suo riconoscimento più prestigioso, la Claude Bernard Lecture, che viene conferito durante la cerimonia inaugurale del congresso, al prof. Steven Kahn della Washington University di Seattle. Steven Kahn ha studiato la funzione della beta cellula pancreatica, la cellula che produce insulina, non solo dal punto di vista molecolare, ma ha anche progettato e condotto una serie di studi clinici che hanno confermato l’importanza cruciale di mantenere una buona secrezione insulinica nel diabete, in tutte le sue fasi: nei soggetti a rischio di sviluppare la malattia (pre-diabete), nei soggetti con diabete di nuova diagnosi, e nei soggetti con malattia già diagnosticata da anni.

Nel diabete di recente diagnosi, alcune ricerche scientifiche, tra cui lo studio DIRECT, di cui sono stati presentati i dati durante il congresso, hanno dimostrato che in alcuni casi il diabete può regredire: ritornare cioè a livelli di glicemia entro i valori normali.

I soggetti con maggiore probabilità di remissione del diabete tipo 2 sono quelli in cui si riesce a recuperare la funzione delle cellule beta pancreatiche, fatto questo che consente di ripristinare una migliore secrezione di insulina. Anche in questo caso è stato dimostrato il ruolo fondamentale della dieta e della riduzione di peso.

 

Queste ricerche confermano inoltre che non tutti i pazienti con diabete tipo 2 hanno le stesse alterazioni. Solo in alcuni di essi il difetto di produzione insulinica si è dimostrato recuperabile. Questi soggetti vanno individuati subito, alla diagnosi, perché hanno le maggiori probabilità di arrivare a una regressione della malattia. Queste ricerche danno un’ulteriore spinta verso la terapia personalizzata e la medicina di precisione del diabete tipo 2, malattia eterogenea e complessa. E pensare che per alcuni il diabete è una malattia facile da diagnosticare e da curare!

 

Il diabete diagnosticato da anni viene considerato una malattia cronica progressiva, che lentamente negli anni peggiora e richiede una terapia sempre più complessa, con l’uso di diversi farmaci associati tra loro, compresa la terapia con insulina.

 

La progressione della malattia si ritiene sia dovuta ad un crescente peggioramento della secrezione di insulina, con perdita sia di funzione che di numero di cellule beta pancreatiche. Nuove classi di farmaci, come ad esempio le gliptine o gli analoghi del GLP-1, inducono una maggiore e più fisiologica secrezione dell’insulina senza stressare la cellula beta pancreatica, al contrario dei farmaci di vecchia generazione come le sulfaniluree. Studi scientifici, presentati anche in questa edizione del congresso #EASD2019, dimostrano che nei pazienti trattati con i nuovi farmaci la secrezione di insulina riesce in alcuni casi a migliorare o per lo meno a restare stabile. Questi effetti però si osservano durante il trattamento, ma non sono stati mantenuti alla sospensione della terapia.

 

 

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Reference

STUDIO DIRECT
Michael E J Lean, Wilma S Leslie, et Al – Durability of a primary care-led weight-management intervention for remission of type 2 diabetes: 2-year results of the DiRECT open-label, cluster-randomised trialThe Lancet Diabetes and Endocrinology, volume 7, issue 5, p344-355, May 01, 2019

 

 

*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

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