Diabete.com - Il lockdown ha aumentato la pressione nei pazienti già ipertesi?

Il lockdown ha aumentato la pressione nei pazienti già ipertesi?

Intervista al dr. Dott. Martino Pengo, medico del Centro Ipertensione** di Auxologico San Luca, specialista in medicina interna di Auxologico

 

I medici del Centro Ipertensione di Auxologico San Luca, Milano hanno condotto, uno studio di ricerca “Home blood pressure during COVID-19 related lockdown in patients with hypertension” che sarà pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology, rivista ufficiale della Società Europea di Cardiologia (ESC), per verificare se il lockdown e la pandemia Covid19, che hanno portato le persone a modificare le proprie abitudini e a cambiare lo stile di vita, essere più stressate e a dormire meno, abbiano causato anche un effettivo aumento della pressione arteriosa nei soggetti già ipertesi. Il Dott. Martino Pengo, medico del Centro Ipertensione di Auxologico San Luca, specialista in medicina interna di Auxologico e primo autore dello studio, spiega finalità e risultati dello studio a cui ha partecipato anche il Prof. Grzegorz Bilo, cardiologo.

 

Quale era lo scopo dello studio?

Lo scopo era capire se il lockdown potesse indurre delle variazioni pressorie nei pazienti già ipertesi che seguiamo nel nostro Centro Ipertensione di Auxologico San Luca. Come è noto la pandemia Covid19 e le misure di contenimento associate hanno costretto le persone a modificare il proprio stile di vita: il modo di cucinare e di consumare cibo a casa ad esempio, ma anche l’attività fisica quotidiana, limitata dal lockdown.
Inoltre, diversi studi hanno fatto emergere che la pandemia e il lockdown associato hanno generato stress e disturbi del sonno come l’insonnia, entrambi associati ad alterazioni della pressione arteriosa.
Volevamo quindi capire se tutti questi fenomeni potessero aver causato un aumento della pressione in chi è stato costretto a stare a casa nei mesi di marzo-aprile 2020.

 

Su quale campione di pazienti è stato condotto lo studio?

Sono stati arruolati consecutivamente 126 pazienti ipertesi seguiti presso il Centro Ipertensione di Auxologico. L’unico criterio di inclusione era che fossero ipertesi e misurassero regolarmente la pressione a domicilio.

 

I dati come sono stati raccolti?

I valori sono stati teletrasmessi durante i follow up telefonici che abbiamo fatto prima e durante il lockdown.
Le misurazioni della pressione venivano effettuate dal paziente a domicilio utilizzando apparecchi validati dal nostro Centro e secondo le indicazioni che noi fornivamo in base alle linee guida internazionali.

 

Quali risultati avete ottenuto?

A sorpresa rispetto a quello che ci aspettavamo, questo studio ha mostrato che durante il lockdown per Covid19, la pressione arteriosa dei pazienti arruolati risultava più bassa rispetto al periodo pre lockdown e a un periodo di uguale temperatura e stagionalità preso come riferimento.

Inoltre, tale riduzione superava i 5 mmHg per la pressione massima (PA max) nel sottogruppo di pazienti con pressione non controllata.

 

Questi risultati che cosa ci insegnano?  

I  risultati di questo studio ci hanno mostrato che:

  • le modifiche delle nostre abitudini e gli aspetti negativi associati alla pandemia (stress, disturbi del sonno) non hanno causato un aumento della pressione in chi soffriva già di ipertensione arteriosa, anzi!
  • Probabilmente ridurre il carico di stress lavorativo, passare più tempo a casa e magari dedicarsi maggiormente a se stessi, alla propria alimentazione, può avere effetti benefici sulla pressione arteriosa.

 

Che consiglio se ne può trarre per chi soffre di ipertensione?

Il consiglio è di dedicare più tempo a se stessi e in particolare curare l’alimentazione, preferendo i cibi cucinati in casa ed evitando i pasti al ristorante (che risultano, per esempio, più salati rispetto al cibo che cuciniamo a casa).

Dal punto di vista dello stress lavorativo, benché non sia deducibile direttamente dai nostri dati, lo smartworking potrebbe aiutare a controllare meglio lo stress lavorativo e quindi ridurre la pressione arteriosa. Sono necessari ulteriori studi.

 

Perché lo stile di vita è così importante?

Certamente! Lo è a tal punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedica una sezione delle linee-guida per il trattamento dell’ipertensione arteriosa alle indicazioni di ordine non farmacologico utili, in particolare, per quei pazienti che non presentano fattori di rischio aggiuntivi.

 

10 CONSIGLI UTILI PER IL PAZIENTE IPERTESO

  1. Controllare il peso corporeo
  2. Ridurre l’apporto di sale (usare erbe e spezie per insaporire)
  3. Limitare il consumo uso di insaccati e altri alimenti ricchi di sale (per es. alimenti in scatola). Attenzione anche alle fonti nascoste di sale.
  4. Evitare il fumo
  5. Contenere il consumo di alcolici e superalcolici
  6. Limitare per quanto possibile le condizioni di stress
  7. Contenere il consumo di grassi animali (contengono colesterolo)
  8. Non abusare di liquirizia
  9. Seguire una dieta ricca di magnesio e potassio (cereali, frutta, verdura, agrumi)
  10. Praticare regolarmente un’attività fisica. In tempi di lockdown utilizzare anche le scale, fare esercizi a casa per esempio seguendo uno o più degli innumerevoli tutorial che sono spesso molto coinvolgenti (attenzione, ovviamente a scegliere attività moderate, ottime yoga, tai chi, pilates che possono anche svolgersi facilmente in casa e favoriscono il rilassamento).

 

 

 

 

 

 

**CENTRO IPERTENSIONE AUXOLOGICO

Il Centro Ipertensione di Auxologico è Centro Europeo di Eccellenza per l’ipertensione arteriosa (l’unico per la città di Milano) e basa la propria attività sulla ricerca scientifica e l’applicazione clinica di nuove conoscenze legate alle condizioni fisiopatologiche dei vari organi interessati da ipertensione, metodiche diagnostiche di recente sviluppo, moderne strategie terapeutiche (farmacologiche e non-farmacologiche), educazione sanitaria del paziente e divulgazione di adeguati stili di vita, anche attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di una speciale applicazione per telefoni cellulari, smartphones e IPAD (la ESH CARE APP) progettata e lanciata in tutto il mondo da Auxologico in collaborazione con l’Università Milano Bicocca e società scientifiche nazionali e internazionali.

 

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