Un peperoncino al giorno...benefici, quantità, usi.

Un peperoncino al giorno… benefici, quantità, usi

Intervista al dr. Danilo Cariolo, Biologo Nutrizionista, Milano**

 

Come mai si parla molto dei benefici del peperoncino?

Il peperoncino (Capsicum annuum) appartiene alla famiglia delle Solanaceae come il peperone e ne esistono di vari tipi e colori: piccanti, dolci, ornamentali. Nel peperoncino piccante (hot pepper) è stata evidenziata la possibilità di agire positivamente sulla salute grazie ad alcune sostanze, principalmente capsaicina e diidrocapsaicina.

Alcuni studi hanno documentato che il recettore della capsaicina (TRPV1) è distribuito in modo ubiquitario nel cervello, nei nervi sensitivi, nelle radici dei gangli dorsali, nella vescica e nei vasi sanguigni. Il TRPV1 è ben noto per il suo ruolo significativo di contrasto a infiammazione, stress ossidativo e sensazione di dolore.

 

Quali sono i benefici legati al peperoncino piccante?

Dagli studi sperimentali di laboratorio e da quelli su volontari emergono benefici interessanti del peperoncino piccante per la prevenzione di molte patologie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari ma anche disturbi gastrointestinali, tumori, dermatopatie e vescica neurologica.

 

Quale aiuto può dare il peperoncino nel contrastare l’obesità?

L’obesità è una condizione dismetabolica, ossia di alterazione metabolica e alcuni dei parametri che si alterano sono la glicemia (livello di glucosio nel sangue), l’insulinemia (livello dell’ormone insulina nel sangue), il livello di grassi circolanti (lipemia). Vivere cronicamente con valori alti di glicemia (iperglicemia), di insulina (iperinsulinemia), di grassi (iperlipemia) porta negli anni a una condizione cronica di infiammazione, a un’alterazione metabolica generale e all’accumulo di grasso (tessuto adiposo). Negli studi sinora condotti, la capsaicina, utilizzata a dosaggi elevati, ha dimostrato effetti benefici sulla riduzione della iperglicemia, la riduzione dell’insulino-resistenza, la riduzione delle molecole proinfiammatorie; sembra inoltre avere un effetto anti-obesità (sostiene la combustione dei grassi per trasformarli in energia) e secondo gli studi più recenti sembra selezionare un microbiota intestinale particolare. Tutte proprietà da confermare con ulteriori studi clinici più ampi, in particolare in individui caucasici europei.

 

Quale aiuto può dare il peperoncino nel contrastare il diabete di tipo 2?

I meccanismi d’azione della capsaicina sono diversi e combinati tra di loro. Il risultato finale è sempre quello di ridurre l’infiammazione, di agire come antiossidante e “antiglicante” e contro i prodotti finali della glicazione avanzata (AGEs), il cui accumulo favorisce l’invecchiamento cellulare e il diabete di tipo 2. Il termine AGE si riferisce a una serie di composti chimici prodotti quando gli zuccheri si combinano con proteine o grassi (glicazione avanzata).
Il consumo di capsaicina, inoltre, favorisce la riduzione dei livelli di glucosio ematico e un miglioramento dell’insulino-resistenza.

 

Sono stati dimostrati anche effetti sul diabete di tipo 1?

Ad oggi, non ci sono molte evidenze degli effetti della capsaicina sul diabete di tipo 1, la cui insorgenza – è bene ricordarlo – è su base autoimmunitaria e non metabolica. Qualche studio sperimentale ha mostrato come la capsaicina sembrerebbe attivare alcune cellule immunitarie che potrebbero conferire ai topi una resistenza allo sviluppo del diabete di tipo 1 e potrebbe avere effetti nello sviluppo e nella modulazione di alcune patologie autoimmunitarie.

In ogni caso, ad oggi non ci sono evidenze per consigliare il consumo di peperoncino piccante nel diabete di tipo 1 così come non ci sono controindicazioni nel suo consumo mentre può essere considerato un alimento consigliato nella prevenzione del diabete di tipo 2.

 

 

Ci sono quantità consigliate per poter beneficiare degli effetti positivi del peperoncino?

Le quantità di estratto di peperoncino o di capsaicina utilizzati negli studi spesso sono molto alte e non raggiungibili con il consumo normale dell’alimento. Inoltre, alcuni studi si riferiscono a modelli animali e non all’uomo su cui si auspicano sempre maggiori studi. Le informazioni fornite quando parliamo di effetti a favore della salute di alcuni cibi o loro componenti devono essere contestualizzate nelle condizioni di vita e di salute di ogni persona. Il fine ultimo di queste informazioni non è affermare che esiste un alimento che cura una certa malattia ma che esiste uno stile di vita che favorisce il benessere e la buona salute. Tra insaporire un piatto con tanto sale o con salse e condimenti grassi e usare il peperoncino piccante, o altre spezie come la noce moscata e il pepe è decisamente meglio usare le spezie, soprattutto nell’alimentazione quotidiana. Nella prevenzione delle malattie e nella loro gestione, la differenza sta tutta nello stile di vita e non nello specifico alimento o nella “pillola magica”. L’alimentazione quotidiana può essere un’importante chiave per evitare quelle alterazioni metaboliche che cronicizzandosi negli anni portano a sviluppare malattie cronico-degenerative come diabete di tipo 2 e obesità.

 

Il consumo di peperoncino ha delle controindicazioni?

Non particolarmente. Per tradizione, si è sempre sconsigliato il consumo in chi soffre di gastrite, ulcera gastrica, reflusso gastro-esofageo, acidità di stomaco. In realtà, ad oggi nessuno studio scientifico correla il consumo di peperoncino piccante (hot pepper) con queste patologie anzi per alcune sembra addirittura svolgere un’azione protettiva. Il bruciore che si può avvertire è puramente nervoso, cioè la capsaicina attiva dei recettori nervosi la cui “comunicazione” al cervello è quella del “piccante” e del bruciore ma non ci sono effetti reali sulla mucosa.
Va, invece, ricordato che il peperoncino piccante è un vasodilatatore ed è controindicato in chi soffre di emorroidi.
Dopo aver toccato il peperoncino, bisogna stare attenti a no sfregare gli occhi o una ferita aperta, dato che la capsaicina procura una sensazione di bruciore.

Il consumo di peperoncino è sconsigliato nelle persone che assumono farmaci anticoagulanti e antipiastrinici. Inoltre alcuni studi hanno sottolineato la possibilità di reazioni crociate nei soggetti allergici a qualche pianta della famiglia delle Solanacee [per es. patate, pomodori, paprika,  stramonio (trappola del diavolo) etc].

 

 

Come si sceglie e si conserva?

I peperoncini si trovano interi, freschi o essiccati, oppure essiccati sminuzzati o macinati. La paprika – che è il frutto di una varietà di Capsicum annuum meno forte e più dolce – si trova essiccata o macinata.
Peperoncini e paprika si conservano in vasi di vetro a chiusura ermetica, lontano dalla luce del sole: in questo modo si mantengono per circa un anno.

 

Come si può usare il peperoncino in tavola?

  • Il peperoncino è molto versatile: esalta i sapori e dà personalità a qualsiasi piatto. Viene usato spesso nella cucina mediterranea, in quella creola, messicana, thailandese, delle Indie Occidentali. Secondo alcuni può stare bene quasi con tutto. La persona può assecondare i propri gusti personali a piacimento. Si può usare fresco, essiccato, affumicato, cotto, crudo, per insaporire e aromatizzare qualsiasi piatto a base di pasta, carne, pesce, etc.
  • Un pizzico di peperoncino sulla cioccolata calda, gli dona un gusto messicano.
  • L’aggiunta di un pizzico di peperoncino piccante rende gustosi i fagioli pinto.
  • Hot pepper e succo di limone danno un tocco in più alle verdure amare come cavolo riccio, verze, foglie di cavolo cappuccio (2 cucchiai di succo/300 g di verdure cotte).
  • È l’albedo, cioè la membrana da cui crescono i semi, a rendere piccante il peperoncino (gli oli della membrana gocciolano sui semi e li rendono piccanti). Se si vuole attutire il sapore piccante dei peperoncini freschi, si può tagliarli per il lungo e togliere membrana e semi.
  • Il chili in polvere assomiglia al peperoncino ma è una miscela di spezie (in genere, peperoncino, cumino, curcuma, zenzero, origano).

 

 

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** Il Dr. Danilo Cariolo ha conseguito la Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Parma. Ha frequentato per due anni il Dottorato in Biologia Cellulare e Molecolare dell’Università dell’Insubria. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi. Il Dott. Cariolo ha arricchito la propria formazione frequentando corsi di aggiornamento professionale rientranti nella formazione continua in medicina (ECM) nell’ambito della nutrizione e alimentazione umana.
Ha condotto attività di ricerca, prima presso il dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Parma e, in seguito, presso la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor (Ospedale San Raffaele Milano). È stato docente presso Accademia Avvenire srl.
Ha collaborato e collabora come consulente nutrizionista in numerosi progetti di rilevanza nazionale e per alcuni portali web quali, ad esempio, diabete.com
Ha realizzato progetti e corsi per scuole e centri medici mirati all’educazione alimentare.
Partecipa sistematicamente a Congressi Nazionali ed eventi inerenti la disciplina di sua competenza.

 

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