Vaccino anti-Covid19, entro l’autunno 2021 disponibile per tutti

Vaccino anti-Covid19, entro l’autunno 2021 disponibile per tutti

“A cavallo tra il secondo e il terzo trimestre del prossimo anno saremo potenzialmente in condizione di vaccinare la totalità della popolazione” ecco quanto affermato da Domenico Arcuri, il Commissario per l’emergenza Covid-19, durante l’audizione alle Commissioni riunite Trasporti e Affari sociali della Camera e ha aggiunto che l’Italia: “… ha diritto al 13,46% delle dosi di vaccino che saranno via via distribuiti dall’Europa», piano che  consentirà di disporre di “202 milioni di dosi nei prossimi cinque trimestri, tra gennaio 2021 e marzo 2022. Con queste quantità – ha sottolineato Arcuri si potranno vaccinare – a cavallo tra il secondo e il terzo trimestre del 2021 – tutti gli italiani che lo vorranno e mettere tra le scorte altre decine di milioni di dosi che serviranno per le riprese che potrebbero servire negli anni successivi.

 

La distribuzione del primo vaccino anti-covid19

Il primo vaccino anticovid disponibile, ha aggiunto Arcuri “sarà distribuito sul territorio nazionale direttamente dalla Azienda produttrice. Per il vaccino Pfizer, sono stati già individuati 300 punti di somministrazione, sostanzialmente presidi ospedalieri: l’87% di questi presidi già dispone delle celle frigorifere necessarie a conservare questo tipo di vaccino a temperature estremamente basse (almeno -75°C) anche se le dosi dovessero restare in giacenza per oltre 15 giorni».

 

Vaccinarsi: una scelta gratuita e di responsabilità individuale, non obbligatoria

Il modello di distribuzione e somministrazione del vaccino sarà organizzato in due grandi blocchi. “Il primo – ha continuato Arcuri – riguarda appunto i vaccini, quelli Pfizer, che vanno conservati a temperature bassissime; il secondo interessa i vaccini che si possono conservare tra i 2 e gli 8 gradi, verosimilmente per primi i vaccini AstraZeneca e a seguire gli altri. I vaccini Pfizer saranno distribuiti direttamente dall’Azienda produttrice e conservati nei 300 punti di somministrazione individuati; tutti gli altri saranno convogliati in un grande hub centrale e di qui trasportati in sicurezza, con l’aiuto dell’Esercito, nei 1.500 punti di somministrazione (1.200 più i precedenti 300)”.

 

“Solo con l’immunità di gregge riusciremo a uscire in qualche modo da questa tragedia”

“Il mio dovere – ha continuato Arcuri – è di mettere tutti gli italiani nelle condizioni di vaccinarsi. I nostri esperti dicono che dovrebbero farlo almeno il 60% delle persone per raggiungere un livello di contagiosità scarso. Noi auspichiamo che grazie a una campagna di comunicazione massiva si possano superare le ritrosie a sottoporsi al vaccino che pure ci sono, non so se nella popolazione o in chi ritiene di rappresentarla sui media”. In Italia, gli anziani dagli 80 anni in su sono circa 4 milioni e 400mila, dai 60 ai 79 anni sono circa 13 milioni. “Le dosi di vaccino di cui noi disporremo ci permetteranno già nel secondo trimestre del 2021, e cioè subito dopo la prima ondata, di concludere la vaccinazione anticovid per questo numero di persone che iniziamo già nel primo trimestre», ha ribadito Arcuri.

 

Aspettiamo l’autorizzazione dell’EMA per essere più sicuri

Molti si chiedono come mai anche i Paesi dell’Unione Europea non siano ricorsi come il Regno Unito all’autorizzazione di emergenza al vaccino anti-Covid-19 di Pfizer e BionTech concessa dalla MHRA (Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency) britannica ma abbiano preferito aspettare l’autorizzazione dall’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea per i Medicinali) che dovrebbe arrivare entro fine dicembre.

A spiegare a Bruxelles come l’approvazione dall’EMA dia più garanzie è  l’eurodeputato della CDU tedesca Peter Liese, responsabile Salute del primo gruppo politico del Parlamento Europeo, il PPE. In altre parole, quello che ha fatto il Regno Unito non è una possibilità riservata a chi è uscito dall’UE, ma nessun Paese dell’Unione Europea ha di fatto intrapreso quella strada. Perché? «Dobbiamo essere onesti – afferma Liese – fino a ieri avevamo solo i comunicati stampa delle aziende, mentre ora abbiamo un’approvazione da parte della MHRA», il regolatore britannico, «e non ho dubbi che abbiano fatto il loro lavoro a dovere». Non si può certo dire, spiega ancora Liese, che «sia pericoloso ciò che stanno facendo i britannici, ma se vuoi più sicurezza, va bene aspettare due o tre settimane in più per l’autorizzazione condizionata alla commercializzazione dell’EMA».

All’EMA sono più esigenti «chiedono più dati e il responsabile di BionTech mi ha detto che la granularità dei dati richiesti è maggiore all’Ema, come la profondità». L’altro «grande vantaggio» dell’autorizzazione condizionata dell’Ema, prosegue Liese, è «che ci sarà una responsabilità per la compagnia: quando l’EMA dà l’autorizzazione condizionata, la compagnia è responsabile». Nel caso del Regno Unito, invece, se qualcosa andasse storto «la responsabilità ricadrebbe pienamente sul contribuente. E penso che sia importante, non perché mi aspetti grandi problemi, dato che ho fiducia nella sicurezza del vaccino di BionTech, ma credo che dia maggiore sicurezza il fatto che la compagnia sappia che, se qualcosa va storto, è responsabile».

 

 

References

– ​Trasporto e distribuzione vaccini Covid – Audizione Arcuri. Giovedì 3 dicembre 2020, ore 13

UK approves Pfizer vaccine: Fantastic news, says PM Boris Johnson, but EU remains sceptical »

 

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