Caffè: aiuta a ridurre il rischio di sviluppo del diabete di tipo 2

Caffè: aiuta a ridurre il rischio di sviluppo del diabete di tipo 2

A cura del dr. Danilo Cariolo, Biologo Nutrizionista, Milano

Il diabete di tipo 2 (DT2) è in costante aumento nella popolazione. La patogenesi del DT2 è multifattoriale e di non facile comprensione ma sono tantissimi gli studi per individuare lo stile di vita, gli alimenti e le sostanze che possono contribuire a prevenirlo. Il consumo abituale di caffè, alimento dal larghissimo consumo in Italia, sembra favorire un abbassamento del rischio di sviluppo del diabete di tipo 2.

 

Caffè, non finisce di sorprendere

Una recente review ha concentrato l’attenzione sul consumo regolare di caffè e il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Analizzando circa 30 studi già pubblicati, per un totale di oltre 12 milioni di persone, gli autori hanno evidenziato che il consumo abituale di caffè può ridurre il rischio di sviluppo del diabete di circa il 30% in soggetti sani. L’associazione non dipende dalla caffeina perché risulta esserci anche con il caffè decaffeinato mentre sembra essere dose-dipendente: il rischio diminuirebbe del 6%-7% per tazza al giorno.

Caffè: aiuta a ridurre il rischio di sviluppo del diabete di tipo 2

 

Le proprietà antiossidanti del caffè

Il caffè è ricco di sostanze antiossidanti la cui assunzione a lungo termine può ridurre lo stress ossidativo il quale viene indicato come uno tra i diversi fattori che portano all’insorgenza del diabete mellito di tipo 2. Inoltre il consumo regolare di caffè può ridurre i livelli delle sostanze pro-infiammatorie con il conseguente abbassamento dell’infiammazione cronica di basso grado collegata a disturbi metabolici e cardiovascolari come si verifica anche nel diabete di tipo 2.

Sebbene su questo effetto concordino tutte le Istituzioni di riferimento, compresa la Società Italiana di Diabetologia (SID), per chiarire in modo esaustivo i meccanismi d’azione e le esatte sostanze coinvolte, allo scopo – per esempio – di poter formulare integratori o farmaci utili servono ancora molti studi.

 

Altri tre aspetti importanti da considerare

In primo luogo l’eventuale consumo e relativa quantità di zucchero usato come dolcificante. Una ripetuta e/o eccessiva assunzione di zucchero durante la giornata non è raccomandabile per chi volesse avere delle abitudini salutari. Quindi anche se l‘Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EFSA (European Food Safety Authority) indicano in 3-5 tazzine di caffè al giorno un consumo sicuro che può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo va prestata attenzione all’introduzione di zucchero. Abituarsi a consumarlo amaro sarebbe la cosa migliore; in pochi giorni, vi accorgerete di assaporare ancora di più l’aroma originario di un buon caffè. Lo zucchero appiattisce il gusto più che esaltarlo.

 

Il secondo aspetto riguarda l’assunzione di acrilammide. La tostatura dei chicchi di caffè porta alla formazione di questa sostanza cancerogena. L’OMS nel 2016 ha eliminato il caffè dalla lista dei possibili cancerogeni ma l’assunzione di acrilammide resta e l’EFSA consiglia di ridurne il consumo perché la considera pericolosa per la salute pubblica. Se anche il consumo moderato di caffè di per sé non è sufficiente per apportare una quota di acrilammide rischiosa va ricordato che l’acrilammide si trova in tutti i prodotti contenenti amido posti in cottura oltre i 120° C quindi cibi fritti e soprattutto prodotti da forno. Perciò prestare attenzione all’apporto totale giornaliero di acrilammide che si rischia di fare sommandone tutte le fonti.

 

La terza considerazione riguarda quei soggetti per i quali il consumo di caffè è sconsigliato, o se ne consiglia un consumo davvero limitato e/o nella versione decaffeinata. Persone con ulcera peptica, dispepsia, gastriti ipersecretive, reflusso gastro-esofageo, ipertensione arteriosa o aritmie cardiache, ipercolesterolemia, ipersensibilità alla caffeina devono continuare a seguire le indicazioni ricevute dal proprio medico o dal nutrizionista.

 

 

 

 

References

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– Ming Ding, Shilpa N, et al – Caffeinated and Decaffeinated Coffee Consumption and Risk of Type 2 Diabetes: A Systematic Review and a Dose-Response Meta-analysisDiabetes Care 2014 Feb; 37(2): 569-586

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– van Dam RM, Willett WC, Manson JE, Hu FB – Coffee, caffeine, and risk of type 2 diabetes: a prospective cohort study in younger and middle-aged U.S. womenDiabetes Care 2006 Feb;29(2):398-403

– Greenberg JA, Axen KV, et al – Coffee, tea and diabetes: the role of weight loss and caffeineInt J Obes (Lond) 2005 Sep;29(9):1121-9

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