Che cosa significa ricevere una diagnosi di diabete oggi in Italia?

Che si tratti del diabete tipo 1 o del diabete tipo 2, un paziente che deve affrontare questa patologia e si rivolge alla rete di servizi diabetologici sul territorio nazionale, ha buone probabilità di ricevere le cure del miglior livello. Discreti anche i risultati sui principali obiettivi terapeutici: “a target” per i valori di emoglobina glicata il 28% dei pazienti tipo 1 e oltre il 50% di tipo 2. Questa la fotografia scattata dai nuovi Annali AMD 2018, presentata in occasione del IX Convegno Nazionale di Fondazione AMD, Roma, 8-10 novembre 2018: una panoramica dell’assistenza erogata a 455.662 pazienti (il 6% con diabete tipo 1 e il 91% con diabete tipo 2), visitati nel corso del 2016, in 222 centri di diabetologia. Rispetto all’ultima rilevazione del 2011, è costante il miglioramento su diversi fronti: nel monitoraggio della malattia e dei fattori di rischio cardiovascolare, nel numero di pazienti con valori adeguati di emoglobina glicata, colesterolo e pressione, e nell’impiego più appropriato dei farmaci. Un bilancio particolarmente significativo che colloca l’Italia tra i Paesi più virtuosi nella cura e nell’assistenza al diabete. Ma c’è comunque ancora molto da fare.

 

Che cosa misurano gli Annali AMD 2018

I diabetici italiani sono sempre più anziani (soprattutto tra i soggetti con diabete di tipo 2, dove gli over 65 sono oltre 6 su 10), vengano monitorati con attenzione crescente in merito a diversi parametri. Ricevono, infatti, almeno una misurazione annuale per:

  • emoglobina glicata (97% dei pazienti, sia di tipo 1 (DM1), sia di tipo 2 (DM2);
  • profilo lipidico (69% dei pazienti DM1 e 72% dei pazienti DM2);
  • pressione arteriosa (89% dei pazienti DM1, rispetto al 76% del 2011, e 90% di quelli DM2, rispetto al 77% del 2011);
  • funzione renale (valutata con creatininemia nel 73% dei pazienti affetti da DM1 e nell’81% di quelli affetti da DM2);
  • esame del piede diabetico eseguito solo nel 22% dei pazienti DM1 e poco più del 20% di quelli DM2 (pur essendo una delle più gravi complicanze).
  • fundus oculi esaminato nel 46% dei pazienti con DM1 e nel 36% dei pazienti con DM2.

 

Incoraggianti i dati sul raggiungimento degli obiettivi terapeutici

  • Sono “a target” per valori di emoglobina glicata (HbA1c ≤7%) il 28% dei pazienti con diabete tipo 1 e oltre il 50% di quelli con diabete tipo 2, mentre diminuiscono in entrambe le tipologie di pazienti le quote di coloro con HbA1c >8%.
  • Per il colesterolo LDL, ancora oggi il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, il 49% dei pazienti DM1 e il 58% di quelli DM2 presentano valori di LDL-C inferiori a 100 mg/dl, come raccomandato dalle Linee Guida (Standard Italiani per la cura del diabete mellito, 2018).
  • Il 72% dei soggetti con DM1 e il 52% di quelli con DM2 mostrano valori a target per la pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica (<140/90 mmHg).
  • Sono obesi ancora il 40% dei pazienti con DM2 e il 12% di quelli DM1 che, inoltre, registrano un aumento dei soggetti in sovrappeso (BMI >27), quasi 1 su 3.
  • Non riescono ancora a smettere di fumare il 17% dei diabetici tipo 2 e il 26% dei diabetici tipo 1.
  • Riportano danno renale con ridotto filtrato glomerulare (<60 ml/min) il 7% dei pazienti DM1 e il 26% di quelli DM2 (in netta crescita rispetto all’8% del 2011). Ciò è dovuto all’invecchiamento progressivo della popolazione e alla maggiore diffusione di ipertensione arteriosa.

 

Le terapie impiegate

  • In merito ai trattamenti, i soggetti con diabete di tipo 1 che utilizzano il microinfusore sono quasi il 13%, mentre quelli che ricorrono alle iniezioni multiple sono l’87%.
  • Tra le persone con diabete di tipo 2, il 5% dei pazienti non assume farmaci, il 61% impiega solo ipoglicemizzanti orali o altri farmaci iniettabili diversi dall’insulina e oltre il 30% utilizza insulina, da sola o in associazione. In particolare, 6 su 10 pazienti utilizzano metformina, mentre circa un quarto assume un secretagogo. Seppur in calo, l’uso delle sulfaniluree e delle glinidi (che dovrebbe essere ridotto in favore di farmaci con meno effetti collaterali) è quindi ancora rilevante. Tra i nuovi farmaci, gli inibitori della DPP-4 sono i più impiegati nel 2016 (18%). La quota di soggetti non trattati con insulina si è ridotta significativamentedal 40% del 2011 al 27% del 2016 – nonostante valori di HbA1c > 9% (un fondamentale indicatore di inerzia terapeutica)
  • Oltre ai trattamenti specifici per il diabete, il 30% dei pazienti con diabete tipo 1 e il 56% di quelli con diabete di tipo 2 seguono una terapia ipolipemizzante (soprattutto statine). In più, un terzo dei primi e il 70% dei secondi assumono farmaci antipertensivi.

 

La qualità di cura nel suo complesso

  • Negli Annali AMD 2018, la qualità di cura complessiva erogata dai servizi diabetologici viene misurata attraverso lo score Q, un punteggio tra 0 e 40 in grado di predire l’incidenza successiva di eventi cardiovascolari. A questo proposito, l’edizione 2018 degli Annali AMD mostra come oltre il 50% dei pazienti (rispetto al 40% del 2011), in entrambi i tipi di diabete, si collochi nella migliore fascia di punteggio, raggiungendo uno score Q >25 che equivale a livelli di cura complessiva adeguati.
  • Solo una minima parte dei pazienti (5%), sempre per entrambi i tipi di diabete, presenta score Q <15, ovvero un rischio di evento cardiovascolare entro tre anni maggiore dell’80% rispetto ai soggetti con score Q >25.

 

Risultati di salute e qualità di vita

Un’importante novità di questa edizione degli Annali AMD, rispetto a quelle precedenti, consiste nell’aver registrato alcuni dei dati di esito finale che “impattano” più pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti, oltre a rappresentare il maggiore peso economico e sociosanitario della cura del diabete.

  • Sul totale dei pazienti monitorati per retinopatia, il 39% di quelli con diabete tipo 1 e il 22% di quelli con diabete di tipo 2 sono risultati affetti da questa complicanza.
  • L’ulcera del piede interessa lo 0,9% dei pazienti con diabete di tipo 1 e tipo 2. Si registrano amputazioni in proporzione analoga fra DM1 e DM2 (rispettivamente 0,7% e 0,6%).
  • Anche per i soggetti in dialisi, la prevalenza è molto bassa (0,3%, uguale per DM1 e DM2).
  • È stato colpito da infarto del miocardio (IMA) lo 0,1% dei soggetti con diabete tipo 1 e il 4% di quelli con diabete di tipo 2, ma è probabile che si tratti di una “sotto-registrazione”, in quanto i dati epidemiologici sulla prevalenza di IMA sono più elevati.

 

Il miglioramento dell’assistenza nei Centri diabetologici

“Sia nel DM1 che nel DM2 si evidenzia un miglioramento dell’assistenza, con attenzione non solo al compenso glicometabolico ma a tutti i fattori di rischio cardiovascolare, una crescita della percentuale di soggetti a target e un più intensivo utilizzo dei farmaci”, sottolinea Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD. “Questo si traduce in buoni risultati di score Q, che è in grado di predire lo sviluppo delle complicanze macro e micro-vascolari. Permangono, tuttavia, alcuni gap, come nella registrazione dei dati sugli esiti finali, soprattutto cardiovascolari. È necessario un ulteriore sforzo per registrare in modo più efficace le informazioni cliniche: un’attenzione maggiore alle complicanze potrebbe contribuire a un bilancio ancora più positivo degli esiti di cura, a beneficio dei pazienti. Gli Annali, infatti, non sono una misurazione fine a sé stessa, ma uno strumento di miglioramento della qualità dell’assistenza, perché se non misuri non conosci e se non conosci non puoi migliorare” conclude Manicardi.

 

“Come un ‘cruscotto dinamico’, gli Annali AMD 2018 permettono il confronto fra i dati attuali e quelli passati e danno la possibilità a ogni singolo Centro diabetologico di auto-valutarsi e identificare le aree critiche per cui attivare processi di miglioramento, in un Ciclo Continuo di Qualità. Oggi il mondo si sta organizzando per usufruire di database articolati, affidandosi alla tecnologia per agevolare importanti decisioni in ogni campo. Anche per curare malattie complesse come il diabete sarà imprescindibile poter contare su banche dati quanto più complete e affidabili, perché dalla qualità della raccolta del dato dipenderà sempre di più la qualità e l’efficacia dell’assistenza” conclude Nicoletta Musacchio, Presidente di Fondazione AMD.

 

 

 

GUARDA IL VIDEO → “Presentati i nuovi Annali AMD 2018”

 

 

References

IX Convegno Nazionale Fondazione AMD, Roma, 8-10 novembre

Annali AMD 2018. Valutazione degli indicatori AMD di qualità dell’assistenza al diabete in Italia

 

 

 

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