Le nuove Linee Guida SID–AMD 2025 sulla terapia del diabete mellito di tipo 2 rafforzano in modo decisivo il ruolo del monitoraggio continuo del glucosio (CGM) nella pratica clinica quotidiana, aprendo a un cambio di paradigma che coinvolge un numero sempre maggiore di persone con diabete tipo 2. Il messaggio è chiaro: la tecnologia non è più un supporto “accessorio”, ma parte integrante della cura.
Un’evoluzione che, però, si scontra ancora con una forte disomogeneità territoriale nell’accesso ai dispositivi, creando un’Italia del diabete a velocità differenti.
Innovazione tecnologica e diabete tipo 2: il nodo cruciale è l’equità di accesso
Motore Sanità ha promosso una serie di incontri e momenti di confronto tra istituzioni, clinici e associazioni di pazienti dedicati al diabete di tipo 2, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dell’innovazione tecnologica nella gestione della malattia e la necessità di garantire un’equità di accesso ai sistemi di monitoraggio continuo del glucosio (CGM) in tutte le Regioni italiane.
Un tema oggi sempre più centrale alla luce delle nuove Linee Guida SID–AMD 2025, che ampliano l’utilizzo dei CGM anche alle persone con diabete di tipo 2 non in terapia insulinica ma con scarso controllo glicemico.
Le nuove Linee Guida SID–AMD 2025: il CGM anche nel diabete tipo 2 non insulinico
Le nuove raccomandazioni confermano l’uso dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio non solo nelle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica (basale o multi-iniettiva), ma anche nei pazienti in trattamento non insulinico con scarso controllo glicemico (HbA1c ≥7%).
Un passaggio rilevante che poggia su evidenze cliniche solide, come sottolineato nel comunicato di Motore Sanità:
“La terapia del diabete di tipo 2 non è fatta solo di farmaci e dieta, ma anche – e sempre di più – di consapevolezza. È questo uno dei messaggi chiave delle nuove linee guida italiane sul monitoraggio glicemico continuo (CGM), elaborate secondo un impianto metodologico particolarmente rigoroso e basato esclusivamente su evidenze scientifiche e studi clinici di intervento. Le nuove raccomandazioni riconoscono l’automonitoraggio glicemico come parte integrante della terapia del diabete, non solo per individuare picchi glicemici o episodi di ipoglicemia, ma anche per valutare in modo puntuale l’effetto della terapia farmacologica, dell’alimentazione e dell’attività fisica sui livelli di glucosio.
Le linee guida si rivolgono alle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica – sia basale sia multi-iniettiva – e anche ai pazienti non in terapia insulinica, quindi non a rischio di ipoglicemia. In entrambi i gruppi, l’analisi degli studi disponibili ha dimostrato una chiara superiorità dell’utilizzo del CGM rispetto ai metodi tradizionali su numerosi parametri clinici, inclusa la riduzione dell’emoglobina glicata. In particolare, emerge come la maggiore consapevolezza dei valori glicemici ottenuta grazie al monitoraggio continuo produca un effetto sulla glicata quasi sovrapponibile a quello dell’aggiunta di un farmaco, indipendentemente dalla terapia in atto. Un risultato di grande rilevanza clinica, che sottolinea il ruolo attivo della persona con diabete nella gestione della propria malattia. Positivo anche l’impatto farmaco economico, con benefici dimostrati in termini di costo-efficacia.
Ora il prossimo passo spetta alle Regioni, chiamate a recepire e applicare le nuove linee guida, garantendo un accesso equo al monitoraggio glicemico continuo per le persone con diabete, riconoscendolo come uno strumento essenziale di cura e prevenzione delle complicanze”, ha sostenuto il prof. Andrea Giaccari, Responsabile Medicina Interna, Endocrinologia e Diabetologia, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e Università cattolica sacro Cuore
CGM e valore clinico: una tecnologia che cambia la gestione del diabete
Il diabete è una patologia cronica in rapida crescita: oggi in Italia colpisce oltre 4 milioni di persone e si stima arriverà a circa 6 milioni entro il 2050.
Le tecnologie CGM possono migliorare aderenza terapeutica, qualità di vita e appropriatezza delle cure, ma l’accesso resta ancora frammentato sul territorio nazionale, con differenze significative tra Regioni.
Il tema dell’equità è al centro del confronto promosso da Motore Sanità, con il contributo non condizionante di Abbott, all’interno della Cernobbio School e degli eventi nazionali dedicati al diabete.
NORD ITALIA: innovazione avanzata ma ancora non uniforme
Nel Nord Italia si evidenziano esperienze regionali più strutturate, ma con livelli diversi di accesso ai CGM.
Regione Piemonte
“il diabete di tipo 2 rappresenta una delle principali sfide per la sanità contemporanea, sia per l’elevato numero di persone coinvolte sia per l’impatto che la malattia e le sue complicanze hanno sulla qualità della vita e sulla sostenibilità del sistema sanitario. Le nuove linee guida validate dall’Istituto Superiore di Sanità offrono oggi un riferimento autorevole per garantire cure sempre più appropriate, uniformi ed efficaci. Accanto a questo, l’innovazione tecnologica, a partire dai sistemi di monitoraggio glicemico, mette a disposizione strumenti sempre più avanzati per migliorare il controllo della malattia e favorire una maggiore adesione ai percorsi di cura. Come Regione Piemonte siamo impegnati a rafforzare la rete diabetologica e la presa in carico territoriale, affinché le innovazioni e le evidenze scientifiche possano tradursi rapidamente in benefici concreti per i pazienti e in una migliore qualità dell’assistenza”.
Federico Riboldi, Assessore alla Sanità Regione Piemonte
Regione Lombardia
“L’evoluzione delle tecnologie per il monitoraggio glicemico ha profondamente trasformato l’approccio alla gestione del diabete, rappresentando oggi uno strumento imprescindibile della moderna pratica clinica. I sistemi di monitoraggio continuo del glucosio consentono una valutazione più completa e accurata dell’andamento glicemico, favorendo decisioni terapeutiche più tempestive ed efficaci e contribuendo a migliorare gli esiti clinici nel lungo periodo.
Le evidenze scientifiche più recenti e le nuove linee guida internazionali confermano il valore di queste tecnologie in un numero crescente di persone con diabete di tipo 2, non solo per il miglioramento del controllo metabolico, ma anche per la riduzione del rischio di complicanze e per l’incremento della qualità di vita.
In Regione Lombardia, grazie all’impegno del Servizio Sanitario Regionale e dei centri specialistici, è stato possibile promuovere un progressivo ampliamento dell’accesso a tali strumenti innovativi. È fondamentale proseguire su questa strada, garantendo appropriatezza prescrittiva, equità di accesso e integrazione dei dati tecnologici nei percorsi assistenziali, affinché l’innovazione possa tradursi in un beneficio concreto e misurabile per tutte le persone con diabete”.
Federico Bertuzzi, Presidente Eletto SID Lombardia
Regione Veneto
“Negli anni, la Regione Veneto ha sviluppato un sistema volto a garantire l’accesso alle terapie innovative per il diabete in linea con le evidenze scientifiche e le necessità cliniche, assicurando al contempo uniformità di trattamento su tutto il territorio. Al centro di questo percorso si colloca il Tavolo Tecnico per l’Assistenza Integrativa Regionale del Diabete (attivo dal 2017, D.G.R. n. 488/2017), tavolo multidisciplinare costituito da varie figure professionali che entrano nel percorso del paziente diabetico in Veneto, incaricato di valutare le nuove tecnologie, definirne le modalità di prescrizione ed erogazione e aggiornarne periodicamente i criteri.
Con le recenti Linee di indirizzo del 2025 (Decreto n. 161/2025), la Regione ha definito gli indirizzi e le raccomandazioni per l’utilizzo appropriato e razionale di microinfusori, sistemi integrati ibridi e sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia (CGM). Tali indicazioni non si limitano al solo dispositivo, ma abbracciano l’intero percorso del paziente: dalla selezione iniziale alla rivalutazione periodica dei benefici clinici, inserendo la tecnologia in una presa in carico strutturata e dinamica. In questo quadro, l’accesso è garantito prioritariamente ai pazienti con diabete di tipo 1, alle persone con instabilità glicemica o ipoglicemie severe e alle donne in gravidanza; l’estensione dei sistemi di monitoraggio in continuo ai pazienti con diabete di tipo 2 avviene secondo criteri ben definiti. Questo approccio permette di dare precedenza a chi può trarre il maggior beneficio clinico dalle innovazioni, rafforzando l’equità e l’efficacia del sistema sanitario regionale”, ha spiegato Rita Mottola, Regione Veneto
Regione Emilia-Romagna
“la Regione Emilia-Romagna ha definito, con le proprie linee di indirizzo di dicembre 2024, criteri chiari per l’uso appropriato delle tecnologie per il diabete, basati su evidenze cliniche e sostenibilità. L’accesso ai dispositivi per il monitoraggio glicemico è previsto anche nei pazienti con diabete di tipo 2, ma solo in presenza di specifiche condizioni cliniche, in particolare nei pazienti in terapia insulinica o con rischio di ipoglicemia. Le gare regionali avviate tra il 2024 e l’inizio del 2025 sono state dimensionate proprio sulla base di questa eleggibilità. L’innovazione tecnologica rappresenta un’opportunità importante, ma ogni evoluzione dell’approccio deve essere compatibile con le regole della spesa sanitaria pubblica. La Regione è fortemente impegnata insieme ai clinici a valutare tutte le nuove opportunità affinché siano sostenibili economicamente e garantite a tutti i pazienti”.
Aurora Puccini, Regione Emilia-Romagna
CENTRO ITALIA: tra ampliamenti e persistenti disomogeneità
Nel Centro Italia il quadro è eterogeneo: alcune Regioni hanno ampliato l’accesso ai CGM, altre restano più restrittive.
Regione Lazio
In Regione Lazio,“attraverso un’attività di advocacy congiunta tra società scientifiche e FederDiabete Lazio, è stata elaborata una proposta progettuale che prevedeva un’analisi di costo-efficacia con allargamento di prescrivibilità a tutte le persone con diabete di tipo 2 insulino-trattate. È stato dimostrato come l’uso del dispositivo possa facilitare e quindi migliorare alle persone con diabete di tipo 2 la qualità di vita. Infatti, l’uso del telemonitoraggio della glicemia rappresenta un vero e proprio presidio di prossimità per persone anziane e fragili, che non hanno la possibilità di accedere a molti servizi. Il monitoraggio della patologia diabetica potrebbe portare ad una riduzione degli accessi al pronto soccorso e delle ospedalizzazioni, a prevenire complicanze come cardiopatie, nefropatie e cecità, per non parlare dei risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale in termini di costi indiretti quali invalidità e pensioni di accompagno”.
Lina Delle Monache, FederDiabete Lazio
Regione Abruzzo
“In Regione Abruzzo, le istituzioni e i professionisti delle diabetologie regionali sono concretamente impegnati per garantire equità di accesso alle cure e all’innovazione terapeutica. Ad oggi, la rimborsabilità del monitoraggio glicemico è ancora riservata ai pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva, escludendo di fatto una parte importante di persone con diabete di tipo 2 che, secondo le nuove linee guida nazionali ISS, potrebbero trarre concreto beneficio da questi dispositivi. Ma qualcosa si sta muovendo: la Regione e i rappresentanti delle diabetologie abruzzesi stanno collaborando fattivamente sull’ ampliamento della rimborsabilità, in coerenza con le nuove indicazioni. La sfida più grande resta quella delle risorse economiche. Per affrontarla in modo responsabile e costruttivo, è stata avviata una mappatura dei pazienti potenzialmente candidabili: un lavoro ancora in corso, ma necessario per tradurre le buone intenzioni in scelte di programmazione concrete e sostenibili”.
Gloria Formoso, Abruzzo
Regione Marche
“La Regione Marche si conferma tra le Regioni più avanzate in Italia nella gestione del diabete di tipo 2, grazie alla Delibera di Giunta Regionale n. 1937 del 2024, che ha esteso la fornitura gratuita dei sensori per il monitoraggio continuo del glucosio (CGM) anche ai pazienti trattati con sola insulina basale. Un provvedimento che segna una svolta concreta nell’equità delle cure sul territorio. In Italia, i criteri di rimborso dei dispositivi di monitoraggio del glucosio a base sensore differiscono da Regione a Regione: alcune limitano il rimborso ai soli pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva, mentre altre, come Lombardia, Lazio, Sicilia, Campania, Basilicata, Marche e Veneto, hanno esteso la copertura a tutti i pazienti in terapia insulinica. La richiesta era partita dalle Associazioni delle persone con diabete (ATDM), supportata dalle recenti evidenze scientifiche. Il Comitato Tecnico Scientifico Diabetologico Marchigiano ha quindi elaborato un documento tecnico per razionalizzare la prescrizione e distribuzione del materiale per autocontrollo (compresi CGM) che è poi stato convertito in DGR. La DGR 1937/24 delle Marche si inserisce in questo percorso virtuoso, traducendo in norma regionale le più aggiornate raccomandazioni scientifiche”.
Massimiliano Donato Petrelli, Marche
Regione Umbria
“La Regione Umbria è impegnata nell’aggiornamento del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per il diabete dell’adulto e in età evolutiva. Un lavoro avviato a partire dal PDTA del 2014 con cui la Regione aveva già recepito il Piano Nazionale Diabete e che oggi si rinnova per rispondere alle sfide di un sistema sanitario orientato alla prossimità delle cure, alla digitalizzazione e all’accesso alle nuove tecnologie. L’obiettivo è definire un network assistenziale moderno, efficace e performante, che valorizzi appieno il contributo di tutti gli attori: Medici Specialisti (dipendenti e convenzionati), Medici di Assistenza Primaria, Organizzazioni di Volontariato. Analoghi principi stanno guidando i lavori per il PDTA del diabete in età evolutiva. In questo ambito, le priorità sono la promozione di una maggiore interdisciplinarità nei vari nodi della rete regionale, un coordinamento più efficace con il riferimento regionale e il rispetto del principio di prossimità e accessibilità della cura. Attenzione specifica è riservata all’appropriatezza e alla sostenibilità nell’accesso alle tecnologie avanzate per la gestione della terapia insulinica, strumenti sempre più rilevanti nella pratica clinica pediatrica e adolescenziale”.
Roberto Norgiolini, Umbria
SUD ITALIA: governance e strumenti di programmazione in evoluzione
Regione Calabria
“In Calabria, il diabete mellito rappresenta una delle principali priorità di sanità pubblica, configurandosi come una patologia cronica che richiede un approccio sistemico in grado di integrare prevenzione, diagnosi precoce, trattamento e follow-up a lungo termine. Tali indirizzi trovano chiaro riferimento nel Programma Operativo regionale, che individua nella cronicità diabetica un ambito strategico di intervento. In tale framework, la ricostituzione del Coordinamento regionale rappresenta un passaggio fondamentale per il rafforzamento della governance clinica e organizzativa della rete diabetologica. A livello regionale, uno dei più recenti interventi viene rappresentato dall’istituzione del Registro Regionale dei Pazienti con Diabete, formalizzato con la Legge regionale del 2025, quale strumento essenziale per la sorveglianza epidemiologica, la programmazione sanitaria e il monitoraggio degli esiti di cura. Centrale è anche l’adozione di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) condivisi per il rafforzamento dell’integrazione Ospedale-Territorio, leve fondamentali per migliorare equità, qualità delle cure e sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale in linea al DM 77/2022. Le prospettive di miglioramento includono lo sviluppo della telemedicina, in particolare del telemonitoraggio, e investimenti mirati in prevenzione primaria e promozione della salute attraverso programmi strutturati di educazione sanitaria”, ha dichiarato Ernesto Esposito, Regione Calabria.
Conclusione: il vero nodo resta l’equità di accesso
Le nuove Linee Guida SID–AMD 2025 segnano un passaggio decisivo verso una gestione più moderna e personalizzata del diabete tipo 2, in cui il CGM diventa parte integrante della cura.
Tuttavia, il quadro nazionale resta frammentato: alcune Regioni hanno già ampliato l’accesso, altre stanno avviando processi di revisione, altre ancora mantengono criteri restrittivi.
La sfida ora è trasformare l’innovazione clinica in un diritto di salute uniforme su tutto il territorio, riducendo le disuguaglianze e garantendo a ogni persona con diabete le stesse opportunità di cura, indipendentemente dal luogo in cui vive.




