Diabete tipo 1: la ricerca scientifica di Novara passa dal DRI di Miami

A cura di Fabio Braga, imprenditore con diabete tipo 1, #pedalidizucchero #amataglice

 

Firmato un importante accordo di collaborazione tra la Diabetologia dell’ Ospedale Maggiore della Carità di Novara e il Diabetes Research Institute (DRI), centro di eccellenza di Miami diretto dal professor Camillo Ricordi, che ha costruito e realizzato la tecnica e le strutture per il trapianto di insule pancreatiche nell’adulto con diabete. Il prof. Ricordi, oltre che un ricercatore italiano di fame internazionale e di grande prestigio scientifico, è anche un moderno interprete di un approccio all’avanguardia della ricerca scientifica sul diabete.
L’azienda-ospedaliero universitaria “Maggiore della Carità” di Novara è rappresentata dal commissario dr. Mario Minola, dal professor Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica e dal Dottor Francesco Cadario, quale responsabile del Servizio di Diabetologia Pediatrica.

 

 

Terreno fertile dell’accordo è stato l’evento speciale “Diabete giovanile, tutela legale e prospettive future” organizzato da Agd Novara che si è svolto, il 6 maggio 2017, nel nuovo Teatro Faraggiana, di grande rilevanza e richiamo per il prestigio dei relatori invitati, e durante il quale si sono messe le basi della futura, preziosa collaborazione.

L’accordo – si legge in una nota – prevede la collaborazione in un network sulla ricerca scientifica focalizzata sul diabete del bambino, con condivisione di dati ed elaborazione di comuni protocolli di ricerca. Infatti, preso atto di una particolare eccellenza nel settore dell’Azienda di Novara, il professor Camillo Ricordi ha ritenuto di invitare Novara nel network da lui presieduto a Miami, condividendo dati, progetti, e azioni da cui si possa trarre un comune vantaggio.

L’obiettivo specifico – prosegue il testo della nota – è quello di elaborare un approccio di cura, all’esordio del diabete autoimmune, per preservare una funzione di secrezione autonoma di insulina.

 

Il diabete tipo 1 è una malattia cronica, in continuo aumento (in particolare nella fascia di età inferiore ai 6 anni) con un esordio improvviso che colpisce soprattutto bambini e adolescenti.

Sono 18mila, secondo i dati della Siedp, i bambini e gli adolescenti colpiti in Italia dal diabete tipo 1, la forma più grave della malattia che richiede da subito la somministrazione dell’insulina, attraverso iniezioni da quattro a sei volte al giorno oppure l’impiego del microinfusore. Questi giovani sono assistiti da una rete di oltre 60 centri di diabetologia pediatrica, uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Nel complesso sono circa 300mila, secondo i dati del Ministero della Salute, gli Italiani, giovani e adulti, con diabete tipo 1. Purtroppo esiste ancora oggi un’importante percentuale di giovani, circa il 30%, a cui la malattia viene diagnosticata tardi, solo quando si manifesta la chetoacidosi, una grave crisi dovuta all’impossibilità dell’organismo di utilizzare il glucosio come fonte energetica – per mancanza di insulina – che viene quindi sostituito con i grassi.

Oltre alla potenziale gravità all’esordio brusco e improvviso (tanta sete, tanta pipi, superiori al normale, sono due segni caratteristici a cui fare particolare attenzione), solo una terapia attenta e continua permette di raggiungere un livello di vita normale, un normale inserimento in ambito scolastico e sportivo, e poi nel lavoro e in tutti gli appuntamenti della vita. Nel lungo termine, il diabete di tipo 1 (così come il diabete di tipo 2) è gravato da complicanze ai tessuti periferici. Retinopatia e nefropatia conseguenti al diabete possono essere estremamente invalidanti (il pericolo è che spesso decorrono in modo silente), e rappresentano la causa più frequente di una progressiva perdita visiva e di insufficienza renale acquisita. Queste complicanze, cosiddette micro-angiopatiche, unitamente ad un’aumentata aterosclerosi, nota come macroangiopatia diabetica, costituiscono un grosso problema sia a livello individuale e familiare che socio-sanitario.

 

Allo studio un approccio terapeutico non farmacologico ben tollerato anche nei bambini

L’interesse comune delle due parti in accordo è quello di studiare in entrambi i Centri, Miami e Novara, un approccio terapeutico “non farmacologico” da avviare sin dall’esordio del diabete tipo 1, compatibile con la specifica età di ciascun bambino, quando si realizza la cosiddetta “luna di miele del diabete“. La luna di miele è un fenomeno transitorio di remissione della malattia, caratterizzata da una progressiva riduzione del fabbisogno di insulina. Tale fenomeno compare nei mesi successivi alla diagnosi e dopo l’inizio della terapia con insulina; è una conseguenza della normalizzazione della glicemia, che è in grado di ripristinare temporaneamente la capacità secretiva delle residue beta cellule del pancreas non ancora interessate al fenomeno di distruzione autoimmune che è alla base del diabete tipo 1.

La “luna di miele” interessa circa il 50% dei soggetti con diabete tipo 1 e presenta una durata variabile di alcuni mesi, fino anche un anno, dopo i quali, con la perdita definitiva e pressoché totale del patrimonio cellulare pancreatico in grado di secernere insulina, il fabbisogno dell’ormone torna ad aumentare e deve essere necessariamente e completamente sostenuto dalla somministrazione di insulina esogena (cioè tramite più iniezioni giornaliere o infusione in continuo).

 

Gli Esperti di Novara e di Miami vorrebbero consolidare proprio questa fase di “luna di miele”, preservando il più possibile le beta-cellule del pancreas ancora in grado di secernere insulina il più possibile, contrastare la ripresa del processo autoimmune e la progressiva, definitiva perdita di secrezione di insulina endogena, con una terapia ad alte dosi di vitamina D e acidi grassi omega 3. Al momento è stato avviato un protocollo di studio al Diabetes Research Institute (DRI) di Miami e un altro al Reparto di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara. I primi risultati sono attesi fra un anno.

 

Contrastare l’infiammazione con alte dosi di vitamina D e acidi grassi omega 3. Perché?

Numerosi studi hanno ampiamente documentato come l’infiammazione sia coinvolta sia nella patogenesi del diabete di tipo 1, forma autoimmune del diabete, più frequente nel bambino/adolescente, che nel diabete di tipo 2, forma metabolica più frequente nell’adulto/anziano. L’infiammazione si associa al rilascio di mediatori (citochine) proinfiammatori nel sangue che provocano insulino-resistenza nel fegato e nei muscoli e, in definitiva, la disfunzione delle cellule beta del pancreas, con conseguente insorgenza del diabete. Durante la luna di miele, il pancreas produce livelli sempre più alti di insulina per far fronte all’aumentata richiesta metabolica nel tentativo di impedire l’aumento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) che diventano rapidamente tossici per l’organismo. Quando l’infiammazione si estende alle cellule β del pancreas, la capacità dell’organo di produrre insulina crolla e si manifesta il diabete.

Alcuni studi hanno evidenziato che la supplementazione con vitamina D associata ad alte dosi di acidi grassi omega 3 svolge una potente azione antiossidante e antinfiammatoria. Si ipotizza anche che i componenti agiscano come immunomodulatori. L’identificazione di “terapie sicure” potenzialmente efficaci riveste particolare interesse in quanto consente un’inclusione più ampia di bambini in studi di prevenzione condotti secondo protocolli rigorosi e mirati. Queste scoperte emergenti confermano i risultati positivi di precedenti pubblicazioni scientifiche sugli effetti extrascheletrici di alte dosi di vitamina D associate ad alte dosi di acidi grassi omega-3 sulla modulazione del processo infiammatorio e dell’immunità in condizioni di malattie autoimmunitarie, incluso il diabete di tipo 1. Recentemente, l’effetto sinergico tra la vitamina D e gli omega-3 è stato trovato anche in uno studio randomizzato condotto su alcune donne in gravidanza con diabete gestazionale nelle quali l’associazione ha favorito un abbassamento dei valori glicemici e un miglioramento della sensibilità all’insulina.

 

 

References

– Cadario F, Savastio S, Rizzo AM, Carrera D, Bona G, Ricordi C. Can Type 1 diabetes progression be halted? Possible role of high dose vitamin D and omega 3 fatty acids. Eur Rev Med Pharmacol Sci 2017 Apr;21(7):1604-1609
Abstract → ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28429367
Lavoro integrale→ europeanreview.org/article/12416

– Caprio M, Infante M, Calanchini M, Mammi C, Fabbri A. Vitamin D: not just the bone. Evidence for beneficial pleiotropic extraskeletal effectsEat Weight Disord 2017 Mar;22(1):27-41

– Baidal DA, Ricordi C, Garcia-Contreras M, Sonnino A, Fabbri A. Combination high-dose omega-3 fatty acids and high-dose cholecalciferol in new onset type 1 diabetes: a potential role in preservation of beta-cell mass. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2016 Jul;20(15):3313-8
Abstract→ ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27467009
Lavoro integrale → europeanreview.org/article/11250

– Schlereth F, Badenhoop K. Vitamin D : More than just a bone hormoneInternist (Berl) 2016 Jul;57(7):646-55

 

Potrebbero interessarti