L’olio di palma: cos’è, dove si trova e potenziali rischi per il diabete di tipo 2 - Diabete.com

L’olio di palma: cos’è, dove si trova e potenziali rischi per il diabete di tipo 2

Intervista al dr. Danilo Cariolo, Biologo Nutrizionista, Milano**

 

Olio di palma. Diversi studi hanno negli ultimi anni attirato l’attenzione dei mass media sull’olio di palma e sui potenziali effetti nocivi che può avere sulla salute umana, in particolare sul rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

La pressione è stata tale che le aziende si sono organizzate per eliminarlo quanto più possibile dai loro prodotti evidenziando in etichetta “Senza olio di palma”. In gergo si parla di paniere alimentare “free from” e secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e Nielsen, il claim “senza olio di palma” si è classificato al secondo posto per rilevanza, con un livello di penetrazione nelle famiglie italiane del 33,5%.

Vale la pena ricordare che le ultime Linee guida elaborate dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’economia agraria, dedicano un approfondimento proprio all’olio di palma e Andrea Ghiselli e Laura Rossi, che ne hanno curato la pubblicazione coordinando il lavoro di oltre cento esperti, hanno chiarito alcuni aspetti durante il convegno “Olio di palma e Sdgs: Nutrire il pianeta in modo sostenibile”. In particolare, il dr. Ghiselli ha sottolineato che, “sebbene il percepito pericolo per la salute legato all’olio di palma derivi dal fatto che contiene il 50% di grassi saturi, di cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un consumo limitato, in realtà, i maggiori apportatori di grassi saturi nella dieta degli italiani sono tipicamente altri, come per esempio i formaggi, le carni rosse, i salumi e a altri oli vegetali di cui facciamo maggior uso”.  Secondo il nutrizionista, la preoccupazione deriva piuttosto dal fatto che il “claim “senza olio di palma” espone il consumatore al rischio di percepire quel prodotto come più sano e quindi lo induce a consumarne di più. Il messaggio quindi potrebbe essere doppiamente fuorviante: perché da un lato non sempre si chiarisce con cosa sia stato sostituito l’ingrediente eliminato e dall’altro si induce il consumatore a credere che di quel prodotto se ne possa consumare a volontà”.

Nelle sue linee guida, il Crea invita i consumatori a porre una grande attenzione agli impatti ambientali delle filiere, compresa quella degli oli tropicali, tra cui l’olio di palma, che deve quindi essere non solo prodotto nel rispetto di elevati standard qualitativi e di sicurezza, ma anche in modo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Facciamo il punto di seguito sull’olio di palma chiarendo cos’è questo olio, a cosa serve, dove si trova e quali sono gli effetti sull’organismo umano con il dr. Danilo Cariolo, nutrizionista, Milano.

 

Che cos’è l’olio di palma?

L’olio di palma è un olio vegetale ricavato dai frutti di alcuni tipi di palme da olio in seguito ad alcuni processi di estrazione e raffinazione. E’ uno dei pochi oli vegetali ad alto contenuto di grassi saturi e si presenta semi-solido a temperatura ambiente. I semi della pianta scartati nel processo di produzione dell’olio di palma sono utilizzati per produrre l’olio di semi di palma, detto anche olio di palmisto.

 

A cosa servono questi oli derivati dalle palme?

Possono avere diversi usi. Principalmente sono usati come oli alimentari per preparare margarine e come ingredienti di molti cibi lavorati, soprattutto nell’industria alimentare e dolciaria. Oppure sono usati come componenti di alcuni saponi, polveri detergenti e nei prodotti cosmetici.
Il motivo del largo utilizzo di questi oli sta nelle loro caratteristiche chimico-fisiche che sono particolarmente adatte all’uso industriale consentendo di ridurre i costi di produzione rispetto all’uso di altri ingredienti. Un esempio su tutti: le creme spalmabili sono spesso ricche di olio di palma perché la sua caratteristica di essere semi-solido a temperatura ambiente è “strategica” per quella tipologia di prodotti; ottenere la stessa consistenza a temperatura ambiente con altri ingredienti sarebbe più difficile e costoso.

 

Facciamo degli esempi per chiarire in quali alimenti possiamo trovare l’olio di palma?

Generalizzare con delle categorie di prodotti non è semplice perché rispetto a un decennio fa molte aziende alimentari producono alimenti analoghi scegliendo di usare ingredienti alternativi anche a costo di dover vendere a prezzo maggiore. Come dicevo prima le creme spalmabili sono solitamente ricche di olio di palma, così come le margarine vegetali, le farciture a base di cacao, le glasse, le merendine, i biscotti, la panna vegetale.
In realtà il modo migliore per individuare l’olio di palma è leggere le etichette alimentari dove la sua presenza è dichiarata apertamente oppure si trova sotto la dicitura “oli vegetali”, “margarine vegetali”, “grassi vegetali”.

 

Quali sono le caratteristiche nutrizionali degli oli derivati dalle palme?

Come tutti gli alimenti con il termine “oli” la quasi totalità dei nutrienti presenti è costituito da grassi, sarebbe più corretto dire acidi grassi. Nell’olio di palma la maggior parte di questi grassi sono acidi grassi saturi, come l’acido palmitico, uno dei grassi più presenti negli alimenti.
Nella forma non raffinata di questi oli si possono trovare anche antiossidanti e vitamine liposolubili ma che vengono quasi completamente persi nella forma raffinata utilizzata ai fini industriali.

 

Esistono dei rischi per la salute umana dall’uso eccessivo di olio di palma?

Gli studi iniziano ad essere molti e le evidenze scientifiche più consistenti ma non riusciamo a dare certezze perché non siamo ancora in grado di chiarire tutti i meccanismi fisiologici e biochimici.
Le conclusioni attuali sembrano portare nella direzione di una generale tossicità per le cellule umane in caso di consumo eccessivo di certi tipi di grassi. In particolare l’eccesso di grassi saturi è correlato con un peggioramento del metabolismo lipidico, del rischio cardiovascolare e, di recente, sembrerebbe anche del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

L’acido palmitico infatti sembrerebbe avere un ruolo nella disfunzione e distruzione delle cellule beta del pancreas, le cellule che producono l’insulina. La tossicità di questo grasso si manifesta accentuando la produzione di una proteina che scatena stress ossidativo e infiammazione nella cellula. Il risultato finale di una condizione di questo tipo è che la cellula si “suicida”, in termini scientifici si dice che va incontro ad apoptosi, andando a compromettere nel tempo la capacità di produzione di insulina e di conseguenza di controllo della glicemia. Iniziano a essere studiati anche meccanismi che potrebbero essere preventivi rispetto a questo fenomeno con buoni risultati sull’aumento della longevità cellulare.
Questi studi chiariscono i meccanismi che correlano l’obesità, soprattutto l’obesità viscerale, la forma più pericolosa, con il diabete di tipo 2. Il legame potrebbe essere nei grassi saturi e l’acido palmitico abbondanti nei soggetti obesi e la generale condizione di stress ossidativo ed infiammazione globale in cui si viene a trovare l’organismo.

 

In un contesto del genere quali consigli si possono dare sul consumo di olio di palma?

Non è davvero facile parlare della complessità fisiologica e patologica umana in termini di un singolo nutriente. L’alimentazione e la sua correlazione con la nostra salute sono tali da imporre un discorso ampio e generale. Sicuramente ridurre le fonti di grassi saturi, non solo gli alimenti industriali contenenti olio di palma ma anche burro, carne trasformata, carne rossa particolarmente grassa, formaggi, fritture, giova all’organismo ed aiuta a controllare meglio gli stati infiammatori cronici presenti nei soggetti con obesità e/o diabete tipo 2. Mangiare più pesce pescato, frutta secca, olio d’oliva, prodotti integrali, frutta e verdura aiuta ad assumere una maggiore quantità di grassi insaturi, quelli buoni, vitamine, minerali, fibre e sostanze antiossidanti e antinfiammatorie.

 

 

 

References

– CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’economia agraria – Linee Guida per una Sana Alimentazione

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** Il Dr. Danilo Cariolo ha conseguito la Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Parma. Ha frequentato per due anni il Dottorato in Biologia Cellulare e Molecolare dell’Università dell’Insubria. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi. Il Dr. Cariolo ha arricchito la propria formazione frequentando corsi di aggiornamento professionale rientranti nella formazione continua in medicina (ECM) nell’ambito della nutrizione e alimentazione umana.
Ha condotto attività di ricerca, prima presso il dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Parma e, in seguito, presso la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor (Ospedale San Raffaele Milano). È stato docente presso Accademia Avvenire srl.
Ha collaborato e collabora come consulente nutrizionista in numerosi progetti di rilevanza nazionale e per alcuni portali web quali, ad esempio, diabete.com
Ha realizzato progetti e corsi per scuole e centri medici mirati all’educazione alimentare.
Partecipa sistematicamente a Congressi Nazionali ed eventi inerenti la disciplina di sua competenza.

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