Terapia diabete tipo 2: i DDP-4 inibitori proteggono dalla Covid-19?

Terapia Diabete tipo 2: i DDP-4 inibitori proteggono dalla Covid-19?

Comunicato congiunto dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD)* e della Società Italiana di Diabetologia (SID)**

La terapia del diabete tipo 2 al tempo del Coronavirus: i farmaci DDP-4 inibitori proteggono dall’infezione? Al momento, non è possibile confermare il ruolo protettivo dei DDP-4 inibitori nei confronti della COVID-19. Dati preliminari in modelli animali sembrano suggerirlo, ma è necessario attendere i risultati di studi ad hoc e, inizialmente, degli studi epidemiologici per confermarlo.
Le persone con diabete di tipo 2 che contraggono l’infezione da nuovo Coronavirus dovrebbero contattare tempestivamente il proprio diabetologo, per ottimizzare la terapia anti-diabete, soprattutto nel caso in cui non vengano ricoverati in ospedale. Ricordiamo anche che è attivo tutti i giorni, il numero Verde AMD/SID 800 942 425 a cui risponde un diabetologo dalle ore 10 alle ore 18.

 

L’assunzione degli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (DPP-4 inibitori), farmaci utilizzati nel diabete di tipo 2, può proteggere da rischio di contrarre l’infezione da nuovo Coronavirus? E’ la notizia rimbalzata sulla stampa di recente, in seguito alla pubblicazione di un lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica: ‘Diabetes Research and Clinical Practice’ a firma del prof. Gianluca Iacobellis dell’Università di Miami.

I pazienti con diabete hanno tempestato di telefonate i loro diabetologi, alla ricerca di conferme e di spiegazioni. Ma anche chiedendo la prescrizione di questi farmaci dalle supposte inaspettate performance. Ma è giusto fare un po’ di chiarezza. Per i pazienti innanzitutto.

L’ipotesi della possibile protezione associata all’uso dei DDP4-inibitori

“Alcuni virus della famiglia dei Coronavirus – ricorda il prof. Gianluca Perseghin, ordinario di Endocrinologia, Università Milano Bicocca, Medicina Metabolica, Policlinico di Monza e Coordinatore del Comitato Scientifico della SID, Società Italiana di Diabetologia – per poter entrare nelle cellule del nostro polmone potrebbero doversi legare al recettore DPP-4 (che è presente anche nel nostro sistema respiratorio). In teoria, quindi, i farmaci della classe dei DPP4-inibitori si potrebbero opporre all’ingresso del virus nelle nostre cellule (Letko M et al Nature Microbiology, Marzo 2020).

I dati preliminari su modelli animali

Attualmente però questa possibilità è stata solo ipotizzata sulla base di dati generati in modelli animali e richiederà diversi studi meccanicistici per essere dimostrata. Nel frattempo, potranno solo essere le valutazioni epidemiologiche già in corso in tutto il mondo nei pazienti affetti da diabete, che hanno contratto in queste settimane l’infezione Covid-19, a sostenere o confutare l’ipotesi della possibile protezione associata all’uso dei DDP4-inibitori, o meno”.

“In caso di infezione da nuovo Coronavirus – affermano il dr. Paolo Di Bartolo, presidente dell’AMD, Associazione Medici Diabetologi e il prof. Francesco Purrello, presidente della SID, Società Italiana di Diabetologia – importante è mantenere un adeguato controllo glicemico, intensificare i controlli della glicemia e – se necessario – anche dei chetoni nel sangue o nelle urine. Il passaggio da una terapia orale ad una terapia insulinica è opportuno in caso di ospedalizzazione”.

Attualmente che cosa ci dicono i dati epidemiologici?

I dati epidemiologici disponibili ad oggi si limitano a suggerire che:

  1. il diabete non aumenta il rischio di contrarre l’infezione da nuovo Coronavirus;
  2. una volta contratta, l’infezione Covid-19 sembrerebbe associarsi a rischi maggiori di complicanze rispetto alle persone che non hanno il diabete (Fadini GP et al J EndocrinolInvest, Marzo 2020), confermando peraltro quello che già sappiamo in relazione ad altre infezioni più comuni a cui siamo abituati, come ad esempio quella influenzale, per la quale la vaccinazione non a caso è fortemente raccomandata nei pazienti con diabete.

Che cosa fare in caso di infezione

“Nel caso in cui il paziente contragga l’infezione COVID-19 – raccomanda il dr. Marco Gallo, SCU Endocrinologia Oncologica, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino–Molinette e componente Comitato Scientifico di AMD – è importante che contatti il medico curante e il suo centro diabetologico, soprattutto nel caso in cui non venga ricoverato in ospedale, ma rimanga presso il proprio domicilio perché affetto da una forma con sintomi lievi; il contatto con il diabetologo infatti, diventa necessario per ottimizzare la sua terapia anti-diabete, come accade anche quando si contrae una malattia infettiva intercorrente più comune”.

Dal punto di vista pratico al momento è fondamentale che i pazienti affetti da diabete seguano scrupolosamente le raccomandazioni igieniche e di distanza sociale, volte a minimizzare il rischio di contrarre l’infezione e che proseguano attentamente le raccomandazioni nutrizionali e le terapie farmacologiche in corso, in modo da ottenere e mantenere un buon controllo metabolico.

 

References

– Michael Letko, Andrea Marzi & Vincent Munster, Functional assessment of cell entry and receptor usage for SARS-CoV-2 and other lineage B betacoronavirusesNature Microbiology volume 5, pages 562–569(2020)

-GP Fadini, ML Morieri, E Longato & A Avogaro, Prevalence and impact of diabetes among people infected with SARS-CoV-2. Journal of Endocrinological Investigation (2020), Letter, 28 March 2020

* L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), costituita nel 1974, con oltre 2000 iscritti è la più grande associazione scientifica della diabetologia italiana. Affiliata all’International Diabetes Federation (IDF), AMD: (1) promuove la diffusione sul territorio di strutture idonee alla prevenzione, diagnosi e cura del diabete mellito; (2) si occupa della qualificazione professionale e dell’aggiornamento culturale del personale sanitario operante in tali strutture; (3)  si adopera affinché la diabetologia e la figura del medico diabetologo acquisiscano e mantengano la loro autonomia dal punto di vista didattico e clinico e costituiscano il principale punto di riferimento nella cura del paziente con diabete.
L’AMD promuove la ricerca in campo diabetologico, clinico e terapeutico e collabora con le altre istituzioni che hanno finalità e interessi comuni.

** La Società Italiana di Diabetologia (SID) –  fondata nel 1964 a Roma  è una associazione no-profit, articolata in 17 sezioni regionali e guidata da un presidente e da un consiglio direttivo nazionale eletti ogni due anni dai circa 2000 soci. In campo diabetologico e metabolico la SID svolge attività di promozione e conduzione della ricerca scientifica, di formazione e aggiornamento per medici e altri operatori sanitari, di divulgazione alle persone con diabete e alla comunità nel suo complesso, di politica sanitaria nell’organizzazione dell’assistenza.
La SID mira a tutelare gli interessi delle persone con diabete e delle loro famiglie, a promuovere la conoscenza della malattia per migliorarne la diagnosi e la cura, a far implementare strategie di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, a valorizzare l’operato dei diabetologi e di quanti operano nella lotta al diabete. La SID, insieme alla Fondazione Diabete Ricerca e alla Associazione Diabete Ricerca, mette in atto programmi di raccolta fondi provenienti da istituzioni pubbliche e private, da aziende e da singoli cittadini al fine di sostenere la ricerca in campo diabetologico.

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