COVID-19: il diabete non aumenta il rischio di contagio ma può aumentarne le complicanze

COVID-19: il diabete non aumenta il rischio di contagio ma può aumentarne le complicanze

 A cura di Associazione Medici Diabetologi (AMD)*, Società Italiana di Diabetologia (SID)** e Società Italiana di Endocrinologia (SIE)

 

Le persone con diabete hanno lo stesso rischio di chi non ha il diabete di contrarre il nuovo Coronavirus. In caso di infezione, però, può aumentare il rischio di complicanze e di decorso sfavorevole. I diabetologi di AMD consigliano dunque la massima prudenza ai loro pazienti.

 

La cosiddetta ‘infodemia’, cioè l’abbuffata di informazioni che circolano in tema COVID-19 – purtroppo non sempre veritiere o chiare nel messaggio da veicolare – sta disorientando le categorie di pazienti indicate come a ‘rischio aumentato’ rispetto all’infezione da SARS-CoV-2. I centralini delle società scientifiche di diabetologia sono in questi giorni sommersi di chiamate da parte di persone con diabete, spaventate rispetto al loro rischio contagio. Anche per questo motivo, nei giorni scorsi, SID, AMD e SIE hanno deciso di istituire il Numero verde 800 942 425, attivo tutti i giorni, 7 su 7, dalle 10 alle 18, per dare risposte qualificate alle persone con diabete.  Ma anche sul versante scientifico ci sono notizie rassicuranti.

 

Uno studio dell’Università di Padova pubblicato come ‘lettera’ sul prestigioso Journal of Endocrinological Investigation

Uno studio effettuato da ricercatori dell’Università di Padova (gli autori sono i professori Gian Paolo Fadini e Angelo Avogaro, insieme ai dottori Mario Luca Morieri e Enrico Longato) aiuta a fare chiarezza sul tema.
In sintesi, le persone con diabete non sono ad aumentato rischio di infezione da COVID-19, ma i pazienti che contraggono l’infezione sono a maggior rischio di complicanze.

I ricercatori dell’Università di Padova hanno effettuato una metanalisi, combinando i dati riportati in 12 studi cinesi (su un totale di 2108 pazienti) e alcuni dati preliminari italiani. I risultati di questo studio evidenziano che, tra quanti avevano contratto l’infezione, la percentuale di soggetti affetti da diabete non era superiore rispetto alla prevalenza del diabete nella popolazione generale. Pertanto, il diabete non sembra esporre ad un rischio aumentato di contrarre l’infezione da nuovo Coronavirus.

 

Le persone con diabete hanno normalmente un rischio maggiore di sviluppare complicazioni nel corso di qualunque malattia acuta, infezioni comprese.
I risultati di questo studio confermano questa regola generale. Tra le persone con infezione da COVID-19 con decorso sfavorevole, la prevalenza di persone con diabete è risultata maggiore. Quindi, in caso di infezione, le persone con diabete presentano, come atteso, un maggior rischio di complicanze. Va comunque sottolineato che i pazienti con andamento peggiore erano mediamente molto anziani e affetti anche da altre patologie. Pertanto, al momento, non è possibile stabilire quale sia il reale contributo del diabete nel determinare la prognosi dell’infezione da nuovo Coronavirus e quali possano essere i meccanismi coinvolti.

 

Gli autori dello studio concludono dunque che “il diabete non aumenta il rischio di infezione da SARS-CoV-2, ma i medici devono essere consapevoli del fatto che una maggiore attenzione va posta ai pazienti diabetici durante l’infezione”.

 

“Questo studio – commentano il prof. Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia, il dr. Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e il professor Francesco Giorgino, presidente della Società Italiana di Endocrinologia – aiuta a fare chiarezza rispetto al tema diabete e COVID-19 che sta ingenerando grande preoccupazione tra le persone affette da questa condizione cronica (in Italia 4 milioni).

I risultati dimostrano chiaramente che le persone con diabete non sono ad aumentato rischio di contagio. Devono tuttavia essere prudenti, come e più del resto della popolazione, e seguire scrupolosamente le misure di prevenzione più volte ribadite dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità: distanziamento sociale – cioè stare a casa per quanto possibile, mantenere la distanza di almeno un metro dalle altre persone, stare lontani da persone con sintomi respiratori (tosse, starnuti) – e lavare (o disinfettare) frequentemente le mani. Nel caso in cui una persona con diabete contragga l’infezione da COVID-19, i medici dovranno vigilare con maggiore attenzione, per gestire l’aumentato rischio di complicanze alle quali questa popolazione risulta esposta”.

 

 

 

Reference

P. Fadini, M. L. Morieri, E. Longato, A. Avogaro – Prevalence and impact of diabetes among people infected with SARS‑CoV‑2. Journal of Endocrinological Investigation, 28 marzo 2020

 

*L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), costituita nel 1974, con oltre 2000 iscritti è la più grande associazione scientifica della diabetologia italiana. Affiliata all’International Diabetes Federation (IDF), AMD: (1) promuove la diffusione sul territorio di strutture idonee alla prevenzione, diagnosi e cura del diabete mellito; (2) si occupa della qualificazione professionale e dell’aggiornamento culturale del personale sanitario operante in tali strutture; (3)  si adopera affinché la diabetologia e la figura del medico diabetologo acquisiscano e mantengano la loro autonomia dal punto di vista didattico e clinico e costituiscano il principale punto di riferimento nella cura del paziente con diabete.
L’AMD promuove la ricerca in campo diabetologico, clinico e terapeutico e collabora con le altre istituzioni che hanno finalità e interessi comuni.

 

 

** La Società Italiana di Diabetologia –  fondata nel 1964 a Roma  è una associazione no-profit, articolata in 17 sezioni regionali e guidata da un presidente e da un consiglio direttivo nazionale eletti ogni due anni dai circa 2000 soci. In campo diabetologico e metabolico la SID svolge attività di promozione e conduzione della ricerca scientifica, di formazione e aggiornamento per medici e altri operatori sanitari, di divulgazione alle persone con diabete e alla comunità nel suo complesso, di politica sanitaria nell’organizzazione dell’assistenza.
La SID mira a tutelare gli interessi delle persone con diabete e delle loro famiglie, a promuovere la conoscenza della malattia per migliorarne la diagnosi e la cura, a far implementare strategie di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, a valorizzare l’operato dei diabetologi e di quanti operano nella lotta al diabete. La SID, insieme alla Fondazione Diabete Ricerca e alla Associazione Diabete Ricerca, mette in atto programmi di raccolta fondi provenienti da istituzioni pubbliche e private, da aziende e da singoli cittadini al fine di sostenere la ricerca in campo diabetologico.

 

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