Diabete e celiachia: cosa mangiare

È in costante aumento l’associazione di due malattie a componente autoimmunitaria come il diabete di tipo 1 e la celiachia, soprattutto fra le donne giovani; per questo è consigliato ai diabetici di tipo 1 il controllo annuale per scoprire tempestivamente l’eventuale intolleranza al glutine. La celiachia nei diabetici dà spesso sintomi lievi che vengono sottovalutati: nel 60% dei casi è asintomatica, nei restanti casi i sintomi sono costituiti da dolori addominali, diarrea o stipsi, calo di peso ma vengono spesso trascurati.
Durante il convegno che si è tenuto a Bologna gli specialisti hanno cercato una risposta alle domande sulla dieta che devono seguire i diabetici che soffrono anche di celiachia e che quindi devono assumere pochi zuccheri ed evitare il glutine. Letizia Saturni, della Scuola di specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche, consiglia la dieta mediterranea senza glutine: «Perché fornisce pochi zuccheri semplici e una buona quantità di zuccheri complessi: è ricca di frutta e verdura, usa come condimento l’olio di oliva, prevede molto pesce, carni bianche, latticini, poca carne rossa e vino ai pasti; si evitano i problemi dovuti alla celiachia scegliendo cereali senza glutine come riso, mais, miglio, sorgo e cereali minori come il grano saraceno, l’amranto, la quinoa e gli pseudo-cereali come il panico».
Irene Cimma, psicoterapeuta a Torino presso l’Asl 3, affronta il problema psicologico che si pone frequentemente soprattutto fra i pazienti giovani, già messi alla prova dal diabete e quindi bisognosi di un supporto per superare gli inevitabili disagi psicologici: «Adattarsi alla diagnosi di celiachia unita a quella di diabete è un processo lungo e difficile in cui i medici curanti e la famiglia giocano un ruolo fondamentale. In questo sono di aiuto la maggiore facilità con cui oggi si riesce a somministrare l’insulina e l’abbondanza di alimenti adatti ai celiaci attualmente disponibili. Senza però trascurare il complesso aspetto psicologico del paziente cronico».

Fonte: 16 agosto 2010, corriere.it

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