Diabete: l' alimentazione per sostenere il sistema immunitario

Diabete: l’alimentazione per sostenere il sistema immunitario

A cura del Dr. Danilo Cariolo, Biologo Nutrizionista, Milano**

 

Le persone con diabete hanno generalmente un rischio maggiore di sviluppare altre patologie. Oltre alle complicanze croniche del diabete (retinopatia, neuropatia, nefropatia, piede diabetico, complicanze cardiovascolari etc) possiamo annoverare anche un maggiore rischio di infezione in vari distretti corporei comprese le basse vie respiratorie. Infezioni batteriche e/o virali a carico di bronchi e polmoni possono provocare bronchiti e polmoniti anche gravi. Come è possibile aiutare il sistema immunitario sulla nostra tavola? Quali alimenti possono sostenere le difese contro virus e batteri?

 

Le persone che soffrono di diabete si ammalano più facilmente di malattie infettive che possono necessitare di un ricovero ospedaliero. Il rischio sembra maggiore per chi ha il diabete di tipo 1 rispetto a coloro che hanno il diabete di tipo 2. Uno studio del 2018 ha stimato questo rischio come quadruplo nel diabete di tipo 1 e il doppio nel diabete tipo 2 rispetto alle persone non diabetiche. Sembra evidente che i soggetti diabetici rispetto ai sani abbiano un sistema immunitario meno efficiente  perché danneggiato o messo in condizioni di non lavorare in modo corretto.

 

In caso di diabete si possono osservare:

  • riduzione della risposta immunitaria;
  • riduzione della funzione dei neutrofili;
  • disfunzione dell’azione degli anticorpi;
  • riduzione delle difese antiossidanti contro i radicali liberi;
  • disbiosi intestinale (alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale) con alterazione dell’immunomodulazione.

 

Il ruolo degli AGEs

I meccanismi e i fattori che possono spiegare questa evidenza sono molteplici e complessi. Uno di questi è l’iperglicemia (eccesso di zucchero nel sangue). Soprattutto nelle persone con diabete che non riescono a mantenere un buon controllo glicemico, gli zuccheri in eccesso si distribuiscono in tutti i tessuti, si attaccano alle proteine, agli enzimi e ai lipidi favorendo una serie di danni e disfunzioni. Questi prodotti molecolari “zuccherati” sono chiamati prodotti finali della glicazione avanzata (Advanced Glycation End-products, AGEs) e sono responsabili di numerosi effetti negativi come i danni sul sistema immunitario, l’aumentata infiammazione  e la riduzione delle difese antiossidanti con un aumento dei radicali liberi e delle tossine che a loro volta aumentano ulteriormente i danni cellulari e uno stato di infiammazione generalizzata.

Un punto chiave di questi meccanismi sembra essere rappresentato dai recettori per gli AGEs (RAGE). I recettori RAGE sono attivati dagli AGEs ma anche da altri fattori, come la proteina Beta Amiloide presente ad esempio nelle placche che si formano nel cervello delle persone che soffrono di Alzheimer, e stimolano diverse vie di infiammazione con conseguente disfunzione cellulare e maggiore produzione di radicali liberi e AGEs. Quando questa stimolazione diventa cronica si crea un vero e proprio circolo vizioso che compromette sempre di più la funzionalità del tessuto interessato. I RAGE si trovano in molti organi e tessuti “nobili” come i polmoni, il cuore, i muscoli, le cellule del sistema immunitario e i neuroni.  L’attivazione costante e prolungata di RAGE e la conseguente infiammazione cronica potrebbero avere un ruolo nell’eziopatogenesi del diabete e/o delle sue complicanze nonché nell’invecchiamento in generale.

I polmoni presentano elevati livelli di RAGE e in caso di loro costante attivazione porterebbero a favorire varie patologie del polmone a carattere infiammatorio comprese le polmoniti. Questi recettori localizzati nel polmone sono attivati anche da AGEs che derivano da reazioni chimiche in risposta al fumo e alle sostanze inquinanti dell’aria.

 

Alcune sostanze che possono avere un’azione antiglicante e di contrasto agli AGEs sono:

  • Vitamina B6, entra in competizione con gli zuccheri e interferisce nei processi di formazione delle molecole glicate;
  • Vitamina B1, importante nel metabolismo del glucosio all’interno delle cellule ed è stato dimostrato che riduce gli effetti indotti da stimoli iperglicemici nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni nel diabete di tipo 2 con potenziali effetti positivi che aiutano a mitigare o ritardare le complicanze vascolari.
  • Carnosina, è un dipeptide costituito da 2 aminoacidi; è presente principalmente nel cervello e nel muscolo scheletrico e la sua concentrazione diminuisce con l’età. Questa molecola ha grande affinità per gli zuccheri e può fungere da scudo per impedire la glicazione delle proteine e dei lipidi. Sembrerebbe che gli effetti antiglicazione sui topi siano maggiori che nell’uomo per i quali il risultato resta significativo. Sono attualmente in corso ulteriori studi per rafforzare il potenziale terapeutico della carnosina.
  • Polifenoli, si stanno studiando gli effetti antiglicanti dei polifenoli estratti da diverse piante e frutti. I risultati sono incoraggianti a testimoniare che questa grande famiglia di antiossidanti è particolarmente “amica” della salute.

 

Il ruolo degli acidi grassi essenziali omega

Un ulteriore spinta verso l’infiammazione viene data dalla perdita di equilibrio tra gli acidi grassi omega-6 e gli acidi grassi omega-3. Gli studi più recenti ci dicono che l’alimentazione moderna e di stampo occidentale sbilancia il rapporto tra questi grassi troppo a favore degli omega-6 con l’inevitabile produzione di sostanze infiammatorie. Questa condizione è molto diffusa nei soggetti con una o più patologie croniche e ha ripercussioni anche sul sistema immunitario perché gli omega-6 deprimono la risposta immunitaria mentre gli omega-3 la stimolano.

In pratica nel soggetto con diabete, la condizione metabolica è tale da renderlo più vulnerabile quindi necessita della massima attenzione per stabilizzare la glicemia e l’emoglobina glicata in primis, ma anche il corretto stato di nutrizione è fondamentale per poter sostenere al massimo il sistema immunitario.

 

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** Il Dr. Danilo Cariolo ha conseguito la Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Parma. Ha frequentato per due anni il Dottorato in Biologia Cellulare e Molecolare dell’Università dell’Insubria. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi. Il Dott. Cariolo ha arricchito la propria formazione frequentando corsi di aggiornamento professionale rientranti nella formazione continua in medicina (ECM) nell’ambito della nutrizione e alimentazione umana.
Ha condotto attività di ricerca, prima presso il dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Parma e, in seguito, presso la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor (Ospedale San Raffaele Milano). È stato docente presso Accademia Avvenire srl.
Ha collaborato e collabora come consulente nutrizionista in numerosi progetti di rilevanza nazionale e per alcuni portali web quali, ad esempio, diabete.com
Ha realizzato progetti e corsi per scuole e centri medici mirati all’educazione alimentare.
Partecipa sistematicamente a Congressi Nazionali ed eventi inerenti la disciplina di sua competenza.

 

 

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